Spotlight, una luce sulla pagina più nera della Chiesa Usa
Al Lido storie d’infanzia violata dai preti pedofili di Boston e l’orrore dei bambini soldato delle guerre africane
VENEZIA. Nei giorni in cui la foto del corpo di un bambino riverso sulla spiaggia fa il giro del mondo e sconvolge le coscienze, la Mostra del Cinema affronta il tema dell’infanzia violata, calpestata dalla guerra o oltraggiata da quelle stesse istituzioni che dovrebbero proteggerla.
Mentre il Concorso ferma il suo sguardo sul dramma di Agu, il bambino protagonista di "Beasts of no nation" di Cary Fukunaga, privato della sua innocenza da un conflitto senza fine, fuori dalla competizione ufficiale la violenza esplode nella più odiosa e indicibile delle parole: pedofilia. Argomento respingente per definizione, anche al cinema, perché la tragedia di un bambino violato diventa la tragedia di tutti: di chi doveva denunciare e non lo ha fatto, di chi doveva vigilare e ha chiuso gli occhi, di chi doveva indagare a fondo e si fermato alla superficie. Era l’Epifania del 2002, in un soffio di ironia blasfema, quando giunsero alle cronache americane le prime rivelazioni sullo scandalo degli abusi sessuali sui bambini perpetrate dai sacerdoti cattolici dell’arcidiocesi di Boston."Spotlight" di Thomas McCarthy si ispira a quella vicenda raccontando la lunga e tortuosa inchiesta che portò quattro giornalisti del Boston Globe - che formavano lo "Spotlight team", sorta di nucleo investigativo all’interno del giornale - a rivelare un fenomeno di proporzioni inimmaginabili che coinvolgeva non solo i preti aguzzini (più di duecento su 1.500), ma le più alte gerarchie ecclesiastiche che non fecero nulla per impedire le violenze, limitandosi a spostare i prelati da una parrocchia all’altra e costruendo una fittissima rete di connivenze e di omertà. In conferenza stampa, il regista McCarthy usa le stesse parole di uno dei sui protagonisti per spiegare l’abominio commesso da quei preti: un «abuso fisico ma anche spirituale», perché la maggior parte delle vittime proveniva da famiglie povere e problematiche che sono state tradite nella fede, perdendo l’ultimo appiglio cui potersi aggrappare. Nel solco di una tradizione cinematografica che ha il suo apice e il suo modello di riferimento in "Tutti gli uomini del presidente", "Spotlight" (che uscirà negli Stati Uniti a novembre, mentre in Italia è atteso nei primi mesi del 2016) è un film di inchiesta asciutto e incalzante che parte dai dati oggettivi e incontestabili raccolti dai giornalisti del Globe per riflettere sulla necessità di un cambiamento radicale della Chiesa e sull’importanza della libertà di stampa. Così, anche gli attori del film Mark Ruffalo (nei panni del redattore Michael Rezendes) e Stanley Tucci (in quelli di un avvocato delle vittime) presenti in conferenza stampa - nel cast ci sono anche Michael Keaton e Rachel McAdams - celebrano la figura del giornalista che riesce ancora a sporcarsi le mani senza che la sua indipendenza venga minacciata dall’esterno. Perché «l’obiettivo di "Spotlight" - ribadisce McCarthy - non è distruggere la Chiesa, ma raccontare la verità sull’onda del nuovo corso impresso da papa Francesco»,
©RIPRODUZIONE RISERVATA

