Sprofonda il cortile sei famiglie senza casa
Città Sant’Angelo, palazzina di tre piani resta in bilico sul terreno che scivola Il sindaco chiede lo stato di calamità: siamo in ginocchio, due milioni di danni
SANT'ANGELO. Il muro giallo di cemento armato è crollato trascinando dietro la ringhiera di ferro, il parcheggio è sprofondato per più di un metro, la rampa di accesso al di là del cancello è scomparsa tra le nuove pieghe del terreno. È successo a Piano di Cona di Città Sant’Angelo: le 6 famiglie sgomberate dalla palazzina a tre piani in bilico sul vuoto a causa di una frana sono ancora fuori casa. È la ferita più grave riportata a Città Sant’Angelo per il maltempo: il primo bilancio parla di quasi due milioni di euro di danni. «Abbiamo chiesto lo stato di calamità naturale», dice il sindaco di Città Sant’Angelo Gabriele Florindi. Due frane, a Piano di Cona e in località Sorripe, smottamenti, strade distrutte e alberi crollati: questa la cartolina di Città Sant’Angelo, uno dei Borghi più belli d’Italia. E ieri, poco dopo la chiesa dell’Annunziata si è rotta anche la condotta dell’acqua lasciando il centro storico a secco: le scuole del borgo sono rimaste chiuse e riapriranno oggi.
«Non abbiamo i fondi per intervenire», ammette il sindaco, «anzi, paradossalmente, li avremmo anche i soldi ma siamo bloccati e strozzati dal patto di stabilità».
L’immagine di Piano di Cona è inquietante: dalla strada sembra non essere accaduto niente ma basta camminare una decina di metri per vedere che il terreno si è abbassato e si è tirato dietro il parcheggio di betonelle mettendo in mostra il vuoto. La base del palazzo è sparita creando uno stacco tra il cortile e l’edificio: impossibile accedere ai garage. Un residente non ha fatto in tempo a togliere una Fiat Cinquecento dal parcheggio e, adesso, non sa quando potrà riprenderla.
«Le famiglie sono ospitate in un hotel della zona oppure in casa di parenti», spiega il sindaco. Ieri, i tecnici del Genio civile hanno fatto un sopralluogo sul terreno che è scivolato a valle danneggiando anche l’abitazione confinante a quella evacuata: nella casa accanto al palazzo è sparita una scala di cemento, tranciata dall’avanzare del terreno. Il giorno prima, domenica, era arrivato anche l’assessore regionale alla Protezione civile Mario Mazzocca.
«Dai primi rilievi», afferma Florindi, «lo smottamento ha creato lesioni gravi solo al parcheggio della palazzina mentre l’edificio non ha subito danni. L’ordinanza di sgombero, quindi, è stata firmata per motivi precauzionali anche sulla base dei rilievi dei vigili del fuoco. Adesso, ho invitato i residenti a far stilare una perizia geologica: saranno i geologici a dirci cosa fare ma l’ordinanza resta in vigore».
L’altra frana interessa contrada Sorripe: «È una zona nota per il fenomeno e classificata R4 per l’alto rischio di movimenti franosi». Non è la prima volta che il terreno viene giù: dopo l’alluvione del 2013 sono stati fatti lavori di consolidamento nei pressi di una abitazione. Ma la frana continua a essere una minaccia per un capannone.
Sulla delibera per la richiesta di stato di calamità, si parla di «notevoli danni alle strutture viarie comunali, impianti sportivi e arredo»: 1,95 milioni di euro di lavori «urgenti» per garantire la sicurezza. «Ci sono strade diventate colabrodo», dice il sindaco, «ridotte così non è più sicuro passarci. Ma l’emergenza non è passata: temiamo il rialzo delle temperature dei prossimi giorni con il disgelo della neve che potrebbe provocare nuove frane con possibili rotture della linea idrica e l’innalzamento del livello dei fiumi. Possiamo solo sperare bene». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

