Spuntano debiti per due milioni, fallito l’hotel Villa Immacolata

7 Giugno 2022

Parte la vendita all’asta di mobili e attrezzature: tra i creditori la Curia di Chieti per gli affitti mai pagati e il Comune di Pescara per 10 anni di bollette della Tari insolute. L’azione promossa da 8 ex dipendenti

PESCARA. Nell’elenco dei creditori figurano la Curia arcivescovile di Chieti per oltre 100mila euro di affitti scoperti, il Comune di Pescara per le bollette dei rifiuti contestate, fornitori ed ex dipendenti non pagati. Il conto dei debiti è di 1.917.000 euro. A fronte di questa cifra è finita in fallimento la società Parc Hotel Villa Immacolata srl che, fino al 9 marzo del 2020, ha gestito l’albergo con centro benessere sulla collina di San Silvestro. Secondo la sentenza firmata dal giudice Elio Bongrazio, «può dirsi senz’altro provata la sussistenza di una situazione di conclamata insolvenza».
POLTRONE ALL’ASTA Il 28 giugno, a partire dalle 9.30 nello studio del curatore Saverio Mancinelli, prima vendita all’asta di «attrezzature, mobili, arredi, elettrodomestici e attrezzi da cucina, stoviglie, macchinari». Il prezzo di partenza è di 101.990 euro (offerta minima 76.493): migliaia i pezzi in vendita, dai comodini, alle poltrone fino agli arredi per la piscina.
ALBERGO FALLITO Il gestore dell’hotel, dice la sentenza, «non è più in grado di far fronte ai propri rilevanti debiti e a un deficit di esercizio stimato in 1.173.000 euro circa». La stessa sentenza parla di «progressivo deterioramento della situazione economico-finanziaria della società». Un vicolo cieco per il Parc Hotel Villa Immacolata con 60 camere e ristorante da 700 coperti: «Una situazione da ritenere irreversibile», dice la sentenza. E i due anni del Covid hanno acuito una crisi ormai senza uscita: la società aveva tentato di percorrere la via della liquidazione, con il commissario liquidatore Pierangelo Paolucci, ma senza esito. La sentenza rivela del «naufragio di trattative volte alla cessione proficua dei beni, nonché dell’esistenza di numerosi pignoramenti presso terzi intrapresi dai dipendenti della società e della interruzione di fatto dell’attività sociale come risulta evidente dalla delibera di scioglimento e nomina del liquidatore e stante l’assenza di beni immobili intestati alla resistente».
CREDITORI ILLUSTRI L’elenco dei creditori si apre con la Curia arcivescovile di Chieti: l’albergo, nato al posto di un ex seminario, è di proprietà della Curia. Risultano non pagate diverse mensilità di affitto per oltre 100mila euro. In base all’avviso di vendita dei beni mobili custoditi nell’albergo, la Curia lascia aperta anche un’altra strada, cioè l’affidamento della struttura a un gruppo alberghiero: «Possibilità di gestione diretta della struttura, sottoscrivendo ex novo un contratto di locazione con la proprietà dell’immobile ed utilizzando i beni alienati dalla curatela».
LE BOLLETTE DEI RIFIUTI Anche il Comune di Pescara vanta crediti: sotto accusa ci sono dieci anni di cartelle della Tari, dal 2007 fino al 2016. Si tratta di un contenzioso partito dalla commissione tributaria pescarese e poi arrivato fino alla Corte di Cassazione con svariate sentenze fotocopia. La società aveva sostenuto «l’illegittimità della tariffa applicata in quanto non commisurata alla quantità e qualità medie dei rifiuti prodotti, la mancata applicazione della riduzione prevista nel caso di avvio al recupero di rifiuti assimilati agli urbani, l’errata determinazione della superficie tassabili non essendo stata scomputata l’area ove si producono rifiuti speciali smaltiti in proprio dalla società»: ma in tutti i gradi di giudizio, ad averla vinta è stato il Comune. Significa una stangata da centinaia di migliaia di euro.
DITTE NON PAGATE Si arriva a un buco da quasi 2 milioni con le fatture non pagate alle imprese fornitrici. Il 7 luglio, dalle 11.30, parata dei creditori in tribunale per l’adunanza dello stato passivo davanti al giudice delegato Domenica Capezzera. «La debitrice, ampiamente esposta per debiti rilevanti, non ha allo stato risorse finanziarie per fronteggiarli», sottolinea la sentenza.
EX DIPENDENTI Ammontano a 190mila euro i debiti nei confronti degli ex dipendenti: in 8, dopo aver ottenuto i decreti ingiuntivi, hanno promosso l’azione di fallimento. Con la dichiarazione di fallimento, per i lavoratori, è possibile accedere al fondo di garanzia dell’Inps, recuperare il Tfr (Trattamento di fine rapporto) e gli stipendi arretrati.
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