Squadra in trionfo a Palazzo di città

11 Giugno 2016

Applausi e medaglie agli eroi di Trapani. Il sindaco: «Grazie»

PESCARA. Il giorno dopo l’impresa e di una notte passata a festeggiare fino all’alba, gli eroi della città sono accolti in Comune per ricevere ufficialmente il saluto del sindaco e della città. L’appuntamento è a mezzogiorno e mezzo, ma già un’ora prima piazza Unione inizia a colorarsi di biancazzurro con le bandiere e le magliette dei tanti che dopo la sbornia di emozioni della sera prima, con il Pescara che agguanta la serie A a Trapani in diretta Sky, non sono ancora sazi. E vogliono guardarli in faccia quegli eroi che adesso hanno occhiali da sole e facce sfatte da un mattino accolto senza aver chiuso occhio.

Il primo a entrare a Palazzo di Città scortato dal sindaco Alessandrini e dal presidente del Consiglio Antonio Blasioli è mister Oddo con il presidente Daniele Sebastiani, il presidente onorario Vincenzo Marinelli e gli altri della società, con lo staff medico, l’addetto stampa, i preparatori, il direttore sportivo e i giocatori che arrivano alla spicciolata senza Memushaj impegnato con la nazionale albanese e senza Lapadula.

«Lapa, Lapa, ecco Lapa», scherzano i compagni che provano a prendersi gioco di un pubblico che Lapadula certo l’aspettava, ma va bene così.

«Grazie a mister Oddo e alla società», comincia subito il presidente Blasioli chiamando il primo di una lunga serie di applausi da parte di una sala consiliare gremita di dipendenti comunali e cittadini che in Comune, con la scusa dei bambini, sono andati a prendersi l’autografo o il selfie con cui personalizzare l’orgoglio di tutta la città. «Il regolamento prevede che nella sala consiliare non ci possano essere cori», ricorda Blasioli, «ma oggi è tutto consentito» conclude scatenando il tifo. Poi tocca al sindaco Alessandrini: «Questo è il trionfo della volontà e della speranza», attacca prima di raccontare di aver chiamato il sindaco di Trapani, prendendo spunto dal gesto consolatorio di Oddo, a fine gara, nei confronti dell’allenatore sconfitto Cosmi. «Io sono stato abituato così», spiega Oddo dopo l’applauso (e i complimenti delle ragazze in prima fila) quando il microfono di Mila Cantagallo che modera l’evento, arriva a lui. «Prima si fanno i complimenti all’avversario e poi si festeggia, non ci trovo nulla di strano». Inevitabile la domanda sul suo orgoglio pescarese: «Certo che è un’emozione doppia», ripete per l’ennesima volta l’ex campione del Mondo, «emozionante da allenatore ed emozionante perché è la squadra della mia città». Quanto al futuro, Oddo tranquillizza tutti: «Non c’è cosa più bella che conquistarsi una cosa e io me la tengo stretta», dice sintetizzando quanto detto poco prima ai microfoni di radio e tv: «Resto a Pescara, abbiamo conquistato la serie A sul campo e me la tengo stretta, a patto che il presidente non me li venda tutti. Ma lui è memore degli errori in questo senso fatti qualche anno fa». Una vittoria che Oddo dedica «a tutti quelli che mi sono stati vicini, e non solo quando c’è stato da gioire. In particolare ai miei figli e alla mia fidanzata». E poi, sempre con i piedi per terra, «gli elogi e i fischi sono sempre legati ai risultati, in questo momento sono profeta in patria, ma è un attimo cadere». Le parole di Sebastiani, più realista del re, sembrano incoraggianti quando, agli applausi per la seconda promozione in A nel giro di sei anni, risponde così: «Nella precedente stagione in A è stato come andare alla guerra con la fionda, molto difficile. Quest’anno ci arriviamo in una posizione diversa con tanti giocatori di proprietà». E Lapadula? Glissa Sebastiani prima della consegna di targa e medaglie della Città di Pescara e la scritta “Grazie ragazzi” che a uno a uno i giocatori e tutto lo staff ricevono dai vari consiglieri comunali in una festa bipartisan che magicamente mette insieme destra, sinistra e grillini. Ma è il terzo portiere Gabriele Aldegani, chiamato da Sebastiani al microfono («è stato il padre di tutti quanti, stanotte abbiamo pianto insieme»), a sintetizzare la magia di una stagione emozionante tra gli applausi e i cori, questa volta, dei giocatori: «È un gruppo cresciuto settimana dopo settimana, ringrazio tutti per quello che abbiamo raggiunto, l’arma di quest’anno è stata che più che un gruppo, siamo una famiglia». «Non si vince mai per caso», dice il primo portiere Vincenzo Fiorillo, «siamo cresciuti insieme. Difficilmente ho trovato questo calore nelle persone, ho visto una città intera ad aspettarci, ci deve rendere solo orgogliosi». «È stato un anno difficile», commenta Verre autore del gol a Trapani, «ma tutti insieme ce l’abbiamo fatta».

E Bruno: «Un’esperienza magnifica, un gruppo fantastico fatto di uomini prima che di calciatori». Finisce la cerimonia, autografi e foto in posa.

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