Stabilimenti balneari Masci: le concessioni gestite dal Comune

18 Dicembre 2021

La proposta del sindaco al confronto con gli operatori D’Alfonso: «La soluzione c’è: puntare sulla vostra storia»

PESCARA. «Puntate sulla vostra storia e sui vostri progetti e incasserete lingotti d’oro» è la previsione del senatore Luciano D’Alfonso, presidente della commissione Finanze e Tesoro. «Lavoreremo per far sì che siano i Comuni a gestire i bandi» per le assegnazioni delle concessioni, è la ricetta del sindaco Carlo Masci.
Entrambe le soluzioni proposte sono state accolte con favore dai circa sessanta balneatori e operatori del settore riuniti ieri mattina all’auditorium Petruzzi per discutere «gli effetti della sentenza del Consiglio di stato» che accorcia di 10 anni, dal 2033 al 2023, i tempi di scadenza delle concessioni, con il rischio, di fatto, di scippare agli imprenditori del mare i sacrifici di una vita se le loro attività, quasi tutte storiche e a conduzione familiare, (101 a Pescara, 750 nel resto del litorale fino a San Salvo, 30mila in Italia), cadessero nelle mani della libera concorrenza, entro due anni.
Il confronto è stato moderato dal direttore regionale di Cna Abruzzo, Graziano Di Costanzo e dal segretario regionale Confartigianato Abruzzo, Daniele Di Marzio. Al centro del dibattito la contestata direttiva europea Bolkestein, risalente al 2006, che prescrive la messa a gara dei servizi, compresi quelli balneari, ma anche il recente pronunciamento del Consiglio di Stato, che ha fatto saltare la proroga delle concessioni previste per i prossimi 12 anni. Presente Mauro Vanni, presidente nazionale di Confartigianato imprese balneari; il direttore generale di Confartigianato Pescara, Fabrizio Vianale; il consigliere regionale Guerino Testa; in collegamento, gli europarlamentari Brando Benifei e Salvatore De Meo. Chiedono, gli imprenditori del mare, da Marco Schiavone del Nuovo Tramonto di Pescara ai silvaroli Giancarlo Giuliani di Marifà ed Enzo Cambi di Puntino in rappresentanza di altri, di essere «tirati fuori dalla Bolkestein e trasferiti dal settore servizi ai beni, altrimenti si va ad evidenza pubblica con il riconoscimento della nostra storia fatta di tradizioni e sacrifici, ma anche di investimenti a rischio scippo».
Ha aperto Cristiano Tomei, coordinatore nazionale Cna Turismo e Commercio: «È necessario fare una mappatura delle concessioni ma è indubbio che dal 1° gennaio 2024 non si dovrà andare a gara pubblica». Sandro Lemme, referente di Confartigianato Imprese Turismo e titolare de La Playa dal 1934: «Lottiamo da sempre contro mareggiate e problemi del settore, è tempo che il legislatore capisca che noi abbiamo in mano gioielli da tutelare che danno lavoro a migliaia di famiglie». D’Alfonso ha in mano la sentenza del Consiglio di Stato, i fogli sottolineati: «Niente lamenti o ululati, dovete puntare sulla vostra storia balneare e sui progetti che parlano anche il vernacolo dei territori» per combattere «quella concorrenza a cui ci ha condotti l’Europa. Le soluzioni sono in questa sentenza» e suggerisce di guardare alle voci «avviamento, punteggi, storia e progetti integrati. Gli stabilimenti non sono sale bingo ma luoghi di morte se non li sai gestire».
Conclude, Masci: «I Comuni sanno cosa vogliono i territori. Quindi da oggi lavoreremo per arrivare alla gestione dei bandi di evidenza pubblica che diano vantaggi per ottenere le concessioni. Noi siamo pronti a fare la nostra parte».