Stabilimenti, l’alternativa all’asta: in concessione le aree inutilizzate

La Cna sollecita il governo a realizzare entro luglio una mappa dell’esistente lungo le coste italiane Tomei: «È un passaggio indispensabile, perché ci sono ancora ampi tratti da mettere sul mercato»
PESCARA. Nessuna incertezza, nessun tentennamento. Il giorno dopo il pronunciamento della Corte di giustizia dell’Unione europea che vieta il rinnovo automatico delle concessioni di occupazione delle spiagge, la Cna Balneari indica la road map da seguire e lancia un appello affinché «la politica italiana faccia la politica». La richiesta parte dalla spiaggia di Pescara, dove i balneatori sono sì al lavoro per la stagione 2023 ma «vivono nello sconforto, hanno smesso di investire, qui come altrove», considerate le incertezze per il futuro e il timore delle aste.
A parlare è il responsabile nazionale Cristiano Tomei che parte da un punto cardine della Bolkestein: la direttiva stabilisce che in caso di scarsità di risorse naturali va effettuata una procedura di selezione, attraverso le gare, tra i candidati potenziali, in modo da garantire la concorrenza tra tutti i soggetti interessati. La prima cosa da fare, quindi, è capire se nella penisola c’è o meno scarsità della risorsa costa, se il mercato è chiuso o meno. «Noi abbiamo sempre detto che la risorsa non è scarsa, che in Italia c’è disponibilità» di ampie aree che possono essere oggetto di nuove concessioni. «Ora lo ribadiamo e chiediamo di procedere rapidamente con la mappatura dell’esistente», per dimostrare che la Cna ci ha visto giusto. La mappatura è già prevista nel Milleproroghe (va realizzata entro luglio) e il Governo ha assicurato che si farà, lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti subito dopo la sentenza della Corte Ue.
«Dunque va realizzata una mappatura nazionale certificata dello Stato, con dati disaggregati regione per regione: vanno incrociate e lette le informazioni già disponibili per avere una fotografia delle coste marittime, ma anche di quelle fluviali e lacuali, visto che si parla di attività turistico ricreative su tutti questi ambiti». Sempre il Milleproroghe, ricorda Tomei, prevede l’istituzione «di un tavolo tecnico presso la presidenza del Consiglio con i ministeri interessati, le Regioni e le associazioni che definisca i criteri per determinare la sussistenza della scarsità della risorsa», fissando i criteri per leggere la mappatura e capire quante concessioni possono essere messe a gara e quando e come fare le gare. Passando da questo tavolo si arriverà «a una riforma del demanio». La mappatura, fa presente Tomei, «rappresenta un punto fermo» che permetterà al Governo di «andare al cospetto della Commissione europea e aprire un dialogo, dire che il mercato non è chiuso e, nel rispetto dei principi comunitari, permettere di aprire nuove iniziative imprenditoriali». È chiaro, per la Cna balneari, che «il rinnovo automatico non è più possibile, è chiaro dal 2009 (fino ad allora i rinnovi erano di 6 anni in 6 anni allo stesso soggetto)» ma bisogna anche definire cosa ne sarà delle attuali concessioni, «che al momento come Cna riteniamo valide fino alla fine del 2024».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche la Fiba Confesercenti. Giuseppe Susi, presidente regionale, torna a dire che «c’è assoluta necessità di procedere alla mappatura per verificare se la risorsa “costa” sia o meno scarsa, a livello nazionale e regionale. Questo passaggio non è più rinviabile, urge un intervento dello Stato in tal senso, così come nella definizione del principio del riconoscimento dell’eventuale indennizzo in caso di subentro in una concessione esistente. È fondamentale», aggiunge Susi, «aprire un confronto con le rappresentanze sindacali per giungere ad una definizione della questione dei balneari, nel rispetto sia delle regole europee sia a tutelare il valore delle imprese. Serve poi una riforma del codice della navigazione, per adeguare le norme alle attuali esigenze del turismo balneare».

