Stalking, altro arresto per il pugile Zuanel

Esce dal carcere e tartassa la compagna in una struttura protetta
PESCARA. Ci prova a rialzarsi, ma è una storia dove il lieto fine sparisce sempre quella del pugile professionista Emanuel Zuanel “la pantera nera” del ring che ogni volta promette di cambiare, perfino in Tv, e ogni volta, anche questa, ricade e torna in carcere.
Stalking, atti persecutori nei confronti della compagna è l’ultima accusa a carico del 34enne di grandi promesse arrestato domenica dalla Mobile su ordine del gip di Pescara per sottrarre la compagna e il figlioletto, trasferiti da un anno in una casa protetta, alle incalzanti minacce e agli appostamenti del giovane. Lo stesso che da giugno, da quando è uscito di prigione un anno dopo aver gettato dell’olio bollente addosso alla compagna reduce dal parto, ha ripreso a tartassare la donna con decine di telefonate al giorno nella casa famiglia di cui invece non avrebbe dovuto conoscere nè il numero nè l’indirizzo. Invece, oltre ai continui insulti, alle minacce telefoniche e alle insistenti richieste di vedere il figlio, Zuanel si sarebbe addirittura appostato davanti alla struttura in almeno due occasioni, quanto basta per indurre il gip a disporre la custodia cautelare in carcere nei suoi confronti. E così domenica sono andati i poliziotti della Mobile a prenderlo, per arrestarlo, nella casa materna di Caramanico da dove sarebbero partite molte di quelle telefonate minatorie. È questo l’ennesimo capitolo di una storia che invece era cominciata con un talento, quello di Zuanel che a 17 anni diventa campione d’Italia dei Superwelter, che nel 2000 veste la divisa della nazionale di pugilato e che nel 2002 diventa professionista nella categoria supermedi vincendo i primi match e quattro anni dopo diventa vice campione d’Italia.
Eppure, va forte sul ring ma meno nella vita se a 28 anni, con un lavoro in carrozzeria, reduce dalle prime sconfitte e dalle prime difficoltà economiche fa il primo passo falso. È il 2010 quando viene arrestato per la prima volta e sempre per una donna, sempre per la difficoltà ad accettare il rifiuto. In quell’occasione, è il 13 aprile del 2010 armato di pistola va ad esplodere alcuni colpi di armi da fuoco davanti a casa della sua ex fidanzata. Viene arrestato per aver ferito durante la colluttazione la ragazza, la madre e il padre di lei. Tre anni di buio fino al 2013 quando Zuanel ci riprova, riprende a combattere nella blasonata palestra di Luciano e Lorenzo Di Giacomo di cui dice in quel periodo: «Mi sono stati sempre vicini, mi hanno dato tranquillità». E infatti torna sul ring a fine dicembre del 2014, al palasport dei Gesuiti contro lo slovacco “Mano di pietra”. Sono i giorni in cui al Centro Zuanel dichiara: «Ho sbagliato e ho pagato nella vita, ma ho una gran voglia di riscatto. Ho sognato tante volte questo momento e spero di vivo cuore di non deludere le aspettative. Tutti nella vita possono sbagliare, ma l’importante è non farlo più. Anche in carcere ho riflettuto tanto».
Ma non basta, perché Zuanel cade ancora, presumibilmente spinto, come ipotizzano gli investigatori, da una tossicodipendenza che gli fa terra bruciata, complice un carattere irruento e aggressivo che lo premia sul ring, ma che gli si ritorce contro nella vita. Il suo anno nero è proprio il 2015. Per quel carattere, per quei modi di fare e le sue continue richieste di soldi, dà fastidio a parecchia gente, tanto che ad aprile gli arriva il conto della malavita locale: un commando poi smascherato dalla Mobile lo gambizza a colpi di pistola in via Lago di Capestrano. Lui finisce in ospedale, ma quando si riprende è più affamato di prima. Va dalla nonna materna a caccia di soldi, non li trova, la picchia e aggredisce anche lo zio disabile che tenta di difendere l’anziano. Zuanel viene arrestato, finisce ai domiciliari con l’obbligo di indossare il braccialetto elettronico. Ma non ha finito.
Litigando con la compagna che ha appena partorito, la polizia riferisce che le butta dell’olio bollente addosso. Lo arrestano di nuovo. A giugno, poco più di un mese fa, esce dal carcere ma non trova la sua donna e il loro bambino. Va su tutte le furie, inizia a cercarli e alla fine li trova: scopre dove sono, scopre anche il numero di telefono e inizia a rubargli anche da fuori tranquillità e sorrisi. Telefona di continuo, decine di telefonate al giorno anche il sabato e la domenica. Minacce, insulti, scene madri. Lei a volte risponde, tante altre no. Ma Zuanel non si ferma. E finisce ancora in carcere.
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