Stangata sulle rette degli asili nido: da settembre si pagherà l’8% in più

12 Aprile 2023

PESCARA. Dal prossimo anno scolastico le rette degli asili nido comunali costeranno di più. Gli uffici del Comune hanno provveduto ad aggiornare i prezzi e da settembre mandare i propri figli piccoli...

PESCARA. Dal prossimo anno scolastico le rette degli asili nido comunali costeranno di più. Gli uffici del Comune hanno provveduto ad aggiornare i prezzi e da settembre mandare i propri figli piccoli a scuola costerà l’8,1 per cento in più.
L’amministrazione comunale precisa che si tratta di un adeguamento delle tariffe al tasso di inflazione. «In base all’articolo 23 del Regolamento dei nidi d’infanzia comunale», spiega il dirigente nel provvedimento emanato, «occorre procedere a rideterminare le rette sulla base dell’incremento del costo della vita accertato su valutazione Istat 2022, pari al più 8,1 per cento (tasso d’inflazione medio anno 2022)».
Ecco come cambieranno le rette a partire dal prossimo settembre. Per i redditi Isee pari a zero viene confermata l’esenzione dal pagamento. Per i redditi Isee da 0,0001 a 2.500 euro, la tariffa a tempo pieno passa da 54 a 58 euro al mese e quella per il tempo ridotto da 44 a 48 euro al mese. Per i redditi Isee da 2.501 a 4.900, da 76 a 82 euro e da 61 a 66 euro; per i redditi Isee da 4.901 a 6.500, da 111 a 120 e da 89 a 96 euro; per i redditi Isee da 6.501 a 8.000, da 138 a 149 e da 111 a 120 euro; per i redditi Isee da 8.001 a 9.500, da 166 a 179 e da 132 a 143 euro; per i redditi Isee da 9.501 a 11.000, da 194 a 210 e da 154 a 166 euro; per i redditi Isee da 11.001 a 12.500, da 222 a 240 e da 177 a 191 euro; per i redditi Isee da 12.501 a 14.000, da 249 a 269 e da 199 a 2015 euro.
E ancora: per i redditi Isee da 14.001 a 15.500 euro, da 277 a 299 euro per il tempo pieno e da 222 a 240 euro per il tempo ridotto; per i redditi Isee da 15.501 a 17.000, da 305 a 329 e da 243 a 262 euro; per i redditi Isee da 17.001 a 19.000, da 332 a 359 e da 265 a 286 euro; per i redditi Isee da 19.001 a 21.000, da 365 a 394 euro e da 292 a 315 euro; per i redditi Isee da 21.001 a 25.000, da 398 a 430 e da 320 a 346 euro; per i redditi Isee da 25.001 a 29.000, da 431 a 465 e da 345 a 373 euro; infine per i redditi Isee oltre i 29.000, da 457 a 494 e da 365 a 394 euro. Questi aumenti, dunque, scatteranno dal prossimo anno scolastico. Il Comune ricorda, in proposito, che la giunta è obbligata ad aggiornare le tariffe in base alle variazioni Istat prima dell’inizio di ogni anno scolastico.
Fortemente critico il commento del Pd in merito agli aumenti per le famiglie. «In assenza di indicazioni diverse da parte della giunta Masci», ha detto il capogruppo Piero Giampietro, «l’atto di determina da parte degli uffici è un atto dovuto. Ma il punto è esattamente questo: il centrodestra ha deciso di non percorrere alcuna strada che evitasse di scaricare sulle famiglie aumenti fino a 400 euro l’anno per gli asili nido comunali».
«Dopo il disastro delle liste d’attesa più lunghe degli ultimi dieci anni, risolto solo ripescando il modello adottato dalla precedente giunta di centrosinistra», ha affermato Giampietro, «la giunta Masci conferma di non capire i problemi quotidiani di molte famiglie pescaresi alle prese con i costi dell’istruzione e dei servizi educativi. Noi ci battiamo perché diventino sempre più accessibili per tutti. Il centrodestra, invece, sembra aver scelto una linea politica opposta. Dopo questa stangata, per l’estate è atteso l’esito della gara per il servizio delle mense scolastiche, con l’incremento del costo di ogni singolo pasto e, soprattutto, con la scellerata decisione di eliminare la contribuzione comunale che finora manteneva contenuti i costi a carico delle famiglie e la cui eliminazione rischia di far schizzare la tariffa da pagare per ogni pasto quotidiano tra i 6 e i 7 euro a partire dal prossimo anno scolastico».
«La giunta Masci», è l’appello lanciato dal capogruppo del Partito democratico, «riveda questa decisione e quella di incrementare così duramente le rette degli asili nido. Sembra inutile ricordare che, a fronte di un’inflazione così alta, gli stipendi sono rimasti invariati e il Comune può rinunciare ad altre spese, anziché scaricare tutto sulle famiglie». (a.ben.)