Stanze d’albergo ai privati Via al progetto Condhotel

I proprietari delle strutture dismesse possono riconvertirle senza pagare oneri Le camere saranno trasformate in appartamenti con cucina e vendute
FRANCAVILLA. I proprietari degli alberghi dismessi (ma anche quelli degli hotel attualmente operativi) di Francavilla al Mare che nei mesi scorsi avevano pensato di usufruire dello sconto promosso dall'amministrazione comunale per il cambio di destinazione d'uso da turistico-ricettivo a residenziale potrebbero adesso riconvertire le loro strutture senza pagare alcun onere.
Come fa sapere Davide Campli, assessore all'Urbanistica, in seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale numero 13 del 22 gennaio 2018, entrato in vigore il 21 marzo, sono state definite le condizioni di esercizio dei Condhotel (ossia condomini hotel), una tipologia innovativa di esercizi alberghieri che, dopo la realizzazione di opere di riqualificazione, possono vendere stanze dotate di servizi e cucina a privati che possono usarle come alloggio per le vacanze o affittarle ai turisti, tramite il gestore della struttura alberghiera, con cui dividerà gli incassi. In sostanza, il proprietario di una struttura alberghiera, con l’intento di venderli a privati, può decidere di trasformare in appartamenti con cucina una porzione della struttura esistente, fino a un massimo del 40 per cento della superficie, oppure aggregare all’albergo un certo numero di unità immobiliari (ad esempio villette) ubicate nelle immediate vicinanze. Di conseguenza, i Condhotel sono definiti esercizi alberghieri aperti al pubblico, a gestione unitaria, composti da camere destinate alla ricettività e da unità immobiliari a destinazione residenziale di proprietà di terzi, situate nello stesso edificio o in altri immobili, purché collocati nello stesso comune a una distanza non superiore a 200 metri lineari dall’albergo. In ogni caso, il privato che acquista una camera potrà utilizzarla esclusivamente per scopi propri, ad esempio per trascorrere vacanze estive, o darla in affitto negli altri periodi, affidando l'incarico al gestore della struttura alberghiera, con cui dividerà i profitti conseguiti.
«Quando in consiglio comunale abbiamo discusso» l’apertura della finestra «per aderire alla riduzione del plusvalore per i cambi di destinazione d’uso», ricorda Campli, «ci dissero che stavamo facendo un favore agli albergatori svendendo non si sa che cosa e io invece dissi come già potesse esserci questa possibilità. Quando facemmo la delibera per la riduzione del plusvalore, io dissi che la legge nazionale già mostrava un'apertura per il cambio senza oneri, ma non incentivavamo la chiusura degli hotel: con il nostro cambio di destinazione d'uso andavamo a incidere solo su strutture ormai chiuse».
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