«Stava bruciando vivo: l’ho salvato col lenzuolo»

La testimonianza di chi si è precipitato nella casa alle urla del 51enne «La manopola del gas era aperta: ho temuto che saltassimo per aria»
PESCARA. «Urlava, si lamentava per il dolore. Io ho sentito le grida, l'ho raggiunto e aiutato, togliendogli la canottiera in fiamme, poi ho preso un lenzuolo dalla camera da letto e l'ho coperto».
Davanti agli occhi di chi ha soccorso Franco Pesce giovedì sera scorre ancora la scena impressionante che si è verificata al secondo piano di un appartamento Ater di via Lago di Capestrano, un rione dove il degrado è padrone assoluto della scena, tra i casermoni tutti uguali e malandati e l'enorme piazzale desolato.
Chi è entrato nell'appartamento dei Pesce racconta che cosa ha visto ma chiede l'anonimato. «Pesce si è tolto da solo la maglietta in fiamme e io l'ho subito lanciata fuori dalla finestra, perché continuava a bruciare. Poi io gli ho sfilato la canottiera, impregnata di alcol. C'era dello spirito anche a terra e dal pavimento partivano delle fiammelle, che ho spento. Ho notato anche che la manopola del gas era stata lasciata aperta e ho avuto paura di saltare in aria. Poi, per spegnere il fuoco che stava bruciando Pesce vivo, ho raggiunto la camera, preso un lenzuolo e l'ho coperto».
Questa persona, che abita nello stesso palazzo dell'atroce aggressione, ricorda che madre e figlio litigavano spesso, per colpa dell'alcol di cui lui abusava. Alcuni inquilini si lasciano sfuggire che probabilmente Pesce non era l'unico ad alzare il gomito, «ma anche la nonnina beveva». Poi, però, tutti aggiungono che i due «si volevano bene».
Una vicina, una donna un po' avanti con gli anni che ha trascorso molte sere d'estate nel piazzale sotto casa in compagnia di Maddalena Roccia, parla di Pesce come «di un bravo ragazzo. Quando era in sé aiutava la madre, la accompagnava a fare la spesa a buttare i rifiuti. Ma poi le cose cambiavano per colpa del bicchieruccio», aggiunge la donna riferendosi alla dipendenza dall’alcol di Pesce e «a sua madre dava fastidio che lui bevesse. Anche lei è brava: la 75enne a una certa ora rientrava perché doveva preparare da mangiare al figlio, si preoccupava per lui». Ma fisicamente non stava granché bene, perché «si era bruciata i piedi con una borsa dell'acqua calda esplosa all'improvviso e non si era più ripresa bene, per colpa del diabete».
Un anziano che vive a pochi metri dall'appartamento della tragedia non riesce a credere a quello che è successo. Non si è accorto di nulla, due sere fa, e pensa al «bel rapporto» che avevano madre e figlio, mentre un altro inquilino, anche lui all'oscuro del tentato omicidio, si è interrogato sulla «puzza di bruciato» che si è diffusa nel palazzo. «Nessuno ha visto niente», si affretta a chiarire una donna dal balcone, mentre si occupa del bucato, e si limita ad indicare che nella casa dei Pesce «ora è tutto chiuso», mentre un uomo che si allontana rapidamente dall'edificio dice che «sì, il problema dell'alcol esisteva, in quella casa, ma non solo per il figlio».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

