Stop ai lavori, parte la rivolta degli esodati del Superbonus

Crollano le domande: solo 226 a febbraio. Il 21 marzo tutti a Roma per protestare
Brusca frenata del Superbonus 110% in Abruzzo. Dall'annuncio all'entrata in vigore, il 17 febbraio scorso, del decreto del Governo che modifica la misura, i numeri in Abruzzo sono crollati: nell'ultimo mese attenzionato, quello di febbraio scorso, stando ai dati diffusi dall'Enea, l'Agenzia nazionale per l'energia e lo sviluppo, le asseverazioni sono state 226. Una media di ottoi al giorno, contro la valanga di domande registrate nei mesi precedenti. Intanto, monta la rivolta.
I cosiddetti "esodati del Superbonus", dai costruttori ai forniori e alle famiglie, saranno il 21 marzo a Roma, in piazza della Repubblica, per una manifestazione di protesta collettiva proprio nel giorno del voto degli emendamenti al decreto. L'Ance, come sigla, non ci sarà, mentre resta aperto il tavolo di confronto con il Governo, nella speranza di strappare almeno la proroga di un altro anno, fino a dicembre 2024, per la chiusura dei cantieri aperti. «Senza un provvedimento di ravvedimento da parte del Governo», avverte Antonio D'Intino, presidente Ance Abruzzo, «nasceranno anche nella nostra regione migliaia di contenziosi tra imprese e committenti. La proroga del 110% nella aree terremotate? Il minimo che si potesse fare per non bloccare la ricostruzione».
TUTTO BLOCCATO.
I numeri parlano da soli. Le asseverazioni ovvero le certificazioni redatte dai tecnici abilitati che attestano il rispetto dei requisiti degli interventi effettuati per il Superbonus, sono passate, in Abruzzo, dalle 3.202 di febbraio 2022 alle 10.273 di fine gennaio di quest'anno, nel momento di massima accelerazioni per i cantieri, con cifre quasi quadruplicate. Ma la modifica apportata dal Governo, con la cancellazione di sconto in fattura e cessione del credito, ha bloccato quasi del tutto la partenza e la prosecuzione dei lavori, a cui si è sommato il problema dei crediti incagliati nei cassetti fiscali, che in molti casi non consentono alle ditte di andare avanti. Tanto che, a fine febbraio 2023, le asseverazioni erano 10.499: ovvero appena 226 in più del mese precedente, con un totale di investimenti ammessi a detrazione passato ai 2 miliardi 197 milioni 785 euro di gennaio a 2 miliardi 280 milioni 504 mila euro. Un centinaio le asseverazioni sia per i condomini sia per le villette unifamiliari, mentre crollano le domande per le unità funzionalmente indipendenti, che da gennaio a febbraio di quest'anno hanno fatto registrare appena una ventina di asseverazioni su tutto il territorio regionale.
LA PROTESTA.
Gli esodati del Superbonus, ovvero famiglie e imprese, che da mesi si trovano con cassetti fiscali pieni, debiti insormontabili e cantieri fermi, scenderanno in piazza il prossimo 21 marzo con un corteo che partirà alle 10 da piazza della Repubblica per raggiungere palazzo Madama.
«Abbiamo aspettato con pazienza, sperando che il dialogo politico-istituzionale producesse effetti concreti per lo sblocco dei crediti incagliati da bonus edilizi», affermano dall’associazione che ha creato anche un profilo Facebook, «ma a fronte di tanti incontri e, nonostante che il nostro dossier con dieci proposte sia stato depositato in Commissione finanze della Camera dei Deputati e sia arrivato sulle scrivanie di numerosi politici e membri del Governo, ad oggi non abbiamo alcuna risposta concreta». Chiedono azioni concrete i cittadini e le imprese che si ritrovano con cantieri fermi e lavori bloccati: «I tempi si fanno sempre più stretti: lo Stato deve agire con la stessa tempestività con cui ha emanato il decreto, approvato e pubblicato in tempi record dalla sera alla mattina, e deve considerare le problematiche di tutti i soggetti coinvolti, committenti, tecnici e imprese. Sul piatto non ci sono solo i problemi del comparto edile, ma anche le pesanti ripercussioni sociali che investono tutta l'economia del Paese».
L'ANCE SPERA ANCORA.
L'Associazione costruttori non parteciperà alla manifestazione di protesta. Ma singolarmente, gli imprenditori potranno comunque aderire, se vorranno. «Il tavolo di contrattazione è aperto da settimane», sottolinea il presidente D'Intino, «sembra che ci sia una minima apertura da parte del Governo, non a prorogare il Superbonus 110% così come applicato finora, ma a trovare soluzioni alternative».
Una, richiesta a gran voce dai costruttori, è la deroga del Superbonus per la vendita degli appartamenti, il cosiddetto "bonus acquisti", «cancellando», spiega D'Intino, «la clausola che prevede l'accesso all'agevolazione anche a chi non ha già firmato il contratto di vendita. Abbiamo perso un anno senza riaprire i termini per la Cilas, il titolo abilitativo introdotto dal decreto Semplificazioni per snellire le procedure burocratiche per i lavori agevolati del Superbonus. Chiediamo almeno un altro anno, con lo slittamento da fine 2023 a dicembre 2024, della chiusura dei lavori del Superbonus, per chi ha già presentato la Cilas. I cantieri aperti vanno molto a rilento, anche per la mancanza di certezze sulla cessione dei crediti e sulla scadenza dei termini. Il rischio è che, non riuscendo a chiudere i lavori entro dicembre, si aprano centinaia di contenziosi.
RIVEDERE LA LEGGE.
L'interlocuzione tra Ance e Governo è quotidiana. «Sul Superbonus, ormai, non si tornerà indietro. Questo è chiaro», ammette D'Intino, «ma ci auguriamo che quando si andranno a regolamentare i bonus edilizi, in via definitiva, si faccia una legge equa e strutturale, che accompagni la crescita del settore edile nel tempo, ma che sia volta anche al raggiungimento degli obiettivi green e di risparmio energetico che l'Europa ci impone».
In bilico, in Abruzzo, ci sono oltre 10mila cantieri. Sarà fatta salva solo la fetta dei lavori nelle aree terremotate, per i quali il 21 marzo, in Commissione finanze della Camera, verrà votata la deroga del Superbonus 110% nella vecchia versione. «È il minimo che il Governo potesse fare per non fermare la ricostruzione», conclude D'Intino, «la partita è invece ancora aperta per il resto dei cantieri del Superbonus non ancora terminati, sui quali si deve intervenire senza perdere altro tempo».

