Stop al cemento lungo la costa: ok del Consiglio tra le polemiche

18 Ottobre 2023

Via libera alla delibera che annulla i bonus volumetrici e a quella che frena lo spostamento dei metri cubi Ma l’opposizione non ci sta: «Sono provvedimenti in contrasto con il Piano case e il decreto Sviluppo»

FRANCAVILLA. Stop all’edificazione lungo la costa di Francavilla. È questo il succo delle due delibere approvate nel corso del consiglio comunale di lunedì pomeriggio. Un consiglio comunale piuttosto animato, con l’opposizione che ha espresso tutto il suo scetticismo circa la misura proposta dall’assessore all’Urbanistica Luca Paolucci con l’avallo del sindaco Luisa Russo e di tutta la maggioranza. Ed è stata proprio la maggioranza a dare il via libera al duplice provvedimento, votandolo in maniera compatta.
Di fatto, la doppia delibera ha un duplice scopo: da un lato disapplicare i bonus volumetrici dettati dal decreto Sviluppo, Piano Case e dalla legge regionale per il recupero dei piani terra all’interno della “zona 15”, vale a dire quella fetta che va dal mare alla ferrovia e si estende dal confine con Pescara a via Marino. Dall’altro, invece, mette uno stop alla legge regionale 16/23, che consente lo spostamento dei metri cubi presenti nelle zone agricole, in altre zone del territorio.
«Le due delibere segnano il primo passo di un lungo percorso che arriverà alla redazione del nuovo piano regolatore e del sistema integrato della mobilità ciclabile e del verde urbano», spiega il sindaco Russo. «In città c’è malcontento per le diverse villette presenti lungo la costa, risalenti agli anni ’70 e che si stanno trasformando in palazzine. In questo modo, noi andiamo nell'immediato a limitare volumi e altezze, non solo sulla costa ma fino alla ferrovia, includendo anche viale Alcione, viale Nettuno o via D’Annunzio. Così facendo», va avanti il sindaco, «puntiamo a una riqualificazione urbanistica ed edilizia. I tempi sono cambiati: prima si aveva l’esigenza dell’espansione, adesso andiamo nella direzione della rigenerazione. Allo stesso tempo sono convinta che l’approvazione di tali delibere, la variante al piano particolareggiato della fascia costiera e poi il nuovo piano regolatore, non andranno a limitare l’economia, perché la rigenerazione porta con sé economia».
Ma sull’adozione del doppio provvedimento, l’opposizione annuncia battaglia. La minoranza, dopo essersi astenuta, ha presentato un’interpellanza per avere delle risposte scritte nel corso del prossimo consiglio comunale, per conoscere le norme che hanno consentito l’edificazione. «Né il sindaco Russo, né l’assessore Paolucci hanno chiarito su quale base è stata consentita l’edificazione lungo la costa di Francavilla», spiega il consigliere Rocco Cappelletti. «I provvedimenti adottati dovrebbero andare a cambiare le regole del gioco in corso d’opera, in quanto in contrasto con norme già approvate, come quella sul Piano Case o il decreto Sviluppo. E questo non è possibile. Così facendo», prosegue, «rischiamo che gli stessi possano essere impugnati con successo da chi è interessato a costruire, ritrovandoci al punto di partenza. Piuttosto», dice Cappelletti, «sindaco e assessore ci spieghino com’è stato possibile vedere negli ultimi anni lo sviluppo dell’edificazione lungo la costa». Dello stesso avviso il collega Giovanni Angelucci che etichetta le due delibere come «una foglia di fico». E dice: «Le norme di carattere regionale non sono disapplicabili, in quanto sono ormai trascorsi i termini perentori per poterlo fare. Per questo ritengo che la prima delle due delibere presenti dei caratteri di nullità». Mentre su quella che frena lo spostamento dei metri cubi aggiunge: «In questo caso, per limitare la speculazione edilizia, si va a penalizzare il piccolo proprietario, a cui potrebbe far comodo trasformare un garage o una taverna in spazio abitativo». E il collega Livio Sarchese chiude: «Non credo sia questa la strada per fermare la cementificazione. Io e il Movimento 5 stelle siamo assolutamente disponibili a un confronto, ma fatto di ricerca e di studi. Queste due delibere rischiano di diventare un mero palliativo».