Stop al degrado dei palazzi Clerico Ecco come saranno i nuovi edifici

La coop teramana Città futura sta definendo l’acquisto del terreno per abbattere e ricostruire L’architetto Di Pancrazio: «Faremo 78 alloggi a canone concordato con giardino e spazi comuni»
PESCARA. Settantotto appartamenti, e poi spazi condivisi per l’assistenza sanitaria, i servizi di pulizia, con lavanderia e stireria comuni, e locali che diventeranno atelier per i piccoli e laboratori creativi. Così rinasceranno i palazzi Clerico, storica incompiuta pescarese. I tre scheletri mai finiti di via Tavo verranno abbattuti e ricostruiti e diventeranno tre palazzine moderne, tecnologiche, sostenibili in un progetto di social e co-housing. La riqualificazione di una delle aree più degradate di Pescara verrà realizzata dalla cooperativa teramana Città Futura, che appena una settimana fa ha festeggiato i 40 anni di attività in Abruzzo. «Siamo in attesa di definire l’atto di acquisto del terreno», spiega l'architetto, Raffaele Di Pancrazio, presidente della cooperativa, «poi procederemo all'abbattimento dei ruderi e alla ricostruzione di tre edifici. Realizzeremo 78 alloggi. Saranno trilocali al 50 per cento, il 35% circa quadrilocali e il resto bilocali. Verranno messi in locazione a canone concordato».
SOCIAL HOUSING. Il progetto si inserisce in un programma di sperimentazione di interventi di social housing promosso dal sistema della cooperazione di Legacoop e Associazione generale Cooperative italiane. L’intervento prevede la demolizione e la ricostruzione, per il recupero degli immobili. Gli alloggi verranno distribuiti sulle tre palazzine, da 7 piani ciascuna, dotate di impianto fotovoltaico e spazi verdi. Un piano terra sarà destinato ai servizi condivisi gestiti da cooperative sociali; i piani terra delle altre due palazzine ospiteranno gli appartamenti. Il piano interrato sarà un garage da 78 posti auto, uno per appartamento.
SPAZI CONDIVISI. Il clou del progetto di rigenerazione e di riqualificazione urbana del quartiere, da sempre oggetto di degrado, sta proprio negli spazi comuni. «Per il livello di coinvolgimento delle persone e per i vari percorsi sull’auto produzione di servizi e di solidarietà, richiamando il fenomeno della cittadinanza attiva», si spiega nella relazione «l’intervento è concepito come una forma innovativa di abitare sociale che prevede nuovi modelli di progetto urbano e architettonico, ma soprattutto nuovi modelli di gestione sociale». Ecco che negli spazi comuni, oltre a rimessaggio bici, locali tecnici, un punto di raccolta differenziata centralizzato e spazi per la gestione del giardino comune con deposito attrezzi, troveranno posto aree che la comunità potrà vivere insieme. Ai piani terra verranno realizzati spazi legati alla salute per i servizi sanitari di base. Ci sarà una lavanderia comune e sarà possibile prenotare e gestire i servizi per pulizie a domicilio e cura alla persona. E poi l’artigianato, con una utensileria, un atelier per bambini e un laboratorio creativo. Infine, uno sportello casa per monitorare i bisogni dei residenti.
I TEMPI. «Gli appartamenti saranno privi di barriere architettoniche. L'obiettivo», anticipa Di Pancrazio «è di iniziare i lavori nella prossima primavera e terminarli in un anno e mezzo».

