«Stop al patto di stabilità per pagare le imprese

14 Agosto 2015

Il presidente Di Marco annuncia la decisione unanime del Consiglio e dei sindaci: «Meglio accollarsi una sanzione che mettere a rischio tutta l’economia locale»

PESCARA. Stop ai paletti finanziari che mettono in ginocchio l’economia locale. L’amministrazione del presidente Antonio Di Marco è tra i primi enti abruzzesi a decidere di sforare il patto di stabilità, che è il vincolo secondo cui Comuni e Province devono provvedere, unitamente allo Stato, a sanare il deficit pubblico nel rispetto degli accordi europei di Maastricht.

La Provincia di Pescara sanerà dunque la propria situazione debitoria, ma lo farà sforando il patto di stabilità, secondo quanto ha deciso il Consiglio adottando il parere unanime dell’assemblea dei sindaci. E lo farà pur sapendo che, in questo modo, l’ente sarà certamente sottoposto a sanzioni. «Avvertiamo il senso di responsabilità di non compromettere, esponendo al fallimento, il mondo delle imprese», spiega il presidente Di Marco. «Sforare il patto significa certamente andare incontro a sanzioni, ma potrebbe essere anche l'unico modo per far ripartire l'economia nella provincia».

Secondo i calcoli degli uffici finanziari, a fine anno, l’ente dovrebbe accollarsi il pagamento di una sanzione per circa 600mila euro, ma sarebbe questa una cifra di gran lunga inferiore a quella che, inevitabilmente, scaturirebbe dal contenzioso con le imprese nel caso in cui la Provincia non potesse onorare gli impegni di pagamento nel rispetto stringente dei vincoli finanziari. In base a queste stime, infatti, il danno a carico dell’ente ammonterebbe a circa cinque milioni di euro, comprese le spese processuali che la Provincia sarebbe costretta a sobbarcarsi per far fronte al contenzioso legale. In questo senso, Di Marco parla di scelta necessaria. Non solo a salvaguardia del tessuto imprenditoriale ma anche della tenuta finanziaria dei conti provinciali. «Dopo 18 mesi di attesa» prosegue il presidente «si procederà a liquidare le spese certe ed esigibili derivanti dai lavori affidati alle imprese. D'altra parte, abbiamo una disponibilità di 33 milioni di euro. Cifra che attesta una certa tranquillità nella dotazione finanziaria e che, a maggior ragione, stride con la difficoltà dei pagamenti che ci vede esposti per un importo complessivo di circa 12 milioni di euro».

Come si è arrivati a questo punto?

«Avevamo davanti a noi due strade», prosegue Di Marco, «pagare le imprese a partire dal 2016, investendo ogni anno non più di due milioni di euro, e prevedendo quindi gli interessi obbligatori, oppure avviare le procedure per consentire ai dirigenti di pagare sforando il patto di stabilità. Sia i consiglieri che i sindaci hanno votato convinti questa seconda possibilità». Nei mesi scorsi, fu un imprenditore marchigiano a lanciare l’allarme sulle colonne del Centro, perché, dopo aver vinto la gara per ristrutturare la piscina provinciale annessa all'istituto Volta, e conclusi i lavori in anticipo, si era visto negare il pagamento delle opere per circa 300mila euro.

«Abbiamo pagato i fornitori e, a fatica, anche i nostri operai», si era lamentato Francesco Capoccia, titolare della ditta Gramaglia di Osimo, « il problema è che adesso siamo sovraesposti con le banche».

Il mancato pagamento della Provincia era stato giustificato proprio nel rispetto di quel vincolo che ieri l’amministrazione ha deciso di voler sforare. Così, pubblicata la delibera, dopo i quindici giorni canonici di operatività, i dirigenti potranno adempiere alle proprie funzioni procedendo ai pagamenti delle imprese e di altri servizi , secondo l'ordine cronologico di fattura. ©RIPRODUZIONE RISERVATA