Stop al Superbonus, la stretta colpisce le zone terremotate

L’allarme di Ricci (Ance): «Così la ricostruzione frena e sono a rischio le imprese dell’edilizia»
Troppo costosi gli interventi del Superbonus. E il governo blocca i fondi. A sorpresa, con il decreto legge "taglia crediti" approvato nella tarda serata di martedì dal Consiglio dei ministri, sono state cancellate cessione del credito e sconto in fattura anche nelle aree del sisma 2009 e 2016. Una stretta decisa alle poche eccezioni rimaste, nelle quali era ancora possibile utilizzare le forme alternative alla detrazione diretta. Il presidente dell'Ance Abruzzo, Enrico Ricci, parla di «un fulmine, seppur non a ciel sereno, che arriva in uno scenario che aveva già inficiato il buon andamento dei lavori e messo in pericolo la tenuta delle imprese edili». Il rischio concreto, dicono i Costruttori, è di «una brusca frenata della ricostruzione nei territori colpiti dal terremoto». Un provvedimento che pesa come un macigno sull'Abruzzo, che conta ben due crateri sismici.
COSA PREVEDE IL TESTO.
Il testo del decreto riprende idealmente il discorso avviato dall’esecutivo con il decreto Salva spese di fine dicembre 2023, con cui era stata pesantemente limitata la possibilità di cedere il bonus barriere architettoniche del 75%. Con il nuovo provvedimento viene eliminata l'opzione della cessione del credito e dello sconto in fattura, nei casi in cui oggi è ancora consentita. L’eliminazione, tuttavia, non ha effetti retroattivi, non è quindi applicabile agli interventi in corso. In particolare, per i lavori agevolati con il Superbonus, non potranno più usufruire delle forme alternative alla detrazione neppure i soggetti che ancora potevano esercitare le opzioni, senza particolari condizioni, ovvero onlus ed enti del terzo settore, cooperative a proprietà indivisa e proprietari di immobili che ricadono nei comuni terremotati. Potranno continuare a scegliere lo sconto in fattura o la cessione del credito coloro che, alla data di entrata in vigore delle nuove norme, abbiano già presentato la Cilas, la Comunicazione di inizio lavori asseverata Superbonus, mentre i condomìni devono aver adottato già la delibera condominiale di approvazione dei lavori. Inoltre, deve risultare presentata l’istanza per l’acquisizione del titolo abilitativo in caso di demolizione e ricostruzione. Rimane, comunque, ferma la possibilità di optare per cessione e sconto per i condomini per i quali, al 17 febbraio 2023, risultava presentata la Cilas e adottata la delibera di approvazione dei lavori (con un' aliquota del 70%) e per i bonus minori (compreso il Sismabonus acquisti), nel caso in cui, sempre al 17 febbraio 2023, sia stata presentata la richiesta del titolo abilitativo o siano iniziati i lavori. Stesse regole per il bonus barriere architettoniche.
ELIMINAZIONE DELLA
REMISSIONE IN BONIS
Il decreto elimina la possibilità di comunicazione tardiva della cessione del credito e dello sconto in fattura. Pertanto, dopo il 4 aprile 2024, non sarà più possibile accedere, quando ammessa, all’opzione per la cessione e per lo sconto. Resta salva la possibilità, per il Sismabonus di avvalersi della “remissione in bonis” per la tardiva presentazione dell’attestazione della classe di rischio sismico posseduta dal fabbricato e quella conseguibile post lavori. Per l'ecobonus viene richiesta una nuova comunicazione all’Enea e per il Sismabonus, al Portale nazionale delle classificazioni sismiche. Per i lavori in corso, l’omessa presentazione delle comunicazioni comporta una sanzione pari a 10mila euro. In presenza di somme iscritte a ruolo per importi superiori a 10.000 euro, la compensazione dei crediti da bonus è ammessa solo previo pagamento del debito.
ANCE CRITICA
«Il Decreto spazza via anche le legittime aspettative per i nuovi lavori da parte di coloro che speravano di poter ricostruire la propria abitazione danneggiata dal sisma», afferma il presidente Ricci, «da parte nostra, abbiamo sempre mostrato un approccio collaborativo e di comprensione per la messa a punto, prima, e poi per la chiusura ordinata della stagione del Superbonus: le imprese, nonostante tutti gli ostacoli, stavano operando con grande senso di responsabilità per portare avanti i lavori. Fino al mese scorso, avevamo continuato a sostenere la necessità di prevedere una exit strategy adeguata, nel rispetto degli accordi assunti tra le parti, in modo da poter concludere i lavori in avanzato stato di definizione al 31 dicembre 2023, mentre, ora, ci ritroviamo davanti uno scoglio insormontabile». Secondo Ricci «si condannano i crateri a scontare una pena che ha il sapore della beffa: un modus operandi che abbiamo sempre stigmatizzando. Lanciamo un appello al buon senso affinché il Governo faccia un passo di lato, se non indietro, per cancellare una previsione scellerata che, nel maldestro tentativo di salvare i conti pubblici, sancisce, di fatto, la resa dello Stato di fronte al terremoto».
Per il presidente Ance della provincia dell'Aquila, Gianni Frattale, «il provvedimento colpisce, in primo luogo, la tempistica che rivela uno spregiudicato e strumentale inganno ai danni delle imprese e di chi è alle prese con la ricostruzione della propria casa».
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