Stop all’abbattimento dei due villini alla Pineta

20 Febbraio 2023

PESCARA. L’edilizia storica minore di Pescara va tutelata e non si possono trasformare vistosamente le sue forme, aumentare le dimensioni e i volumi senza un esame preventivo e l’approvazione della...

PESCARA. L’edilizia storica minore di Pescara va tutelata e non si possono trasformare vistosamente le sue forme, aumentare le dimensioni e i volumi senza un esame preventivo e l’approvazione della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio. Lo stabilisce una sentenza del Tar di Pescara che ha respinto un ricorso di privati che avevano chiesto l’annullamento del vincolo di tutela indiretta vigente sull’intera area del rione Pineta per 28 ettari di estensione. Contro la demolizione dei due villini oggetto del ricorso, si era schierata la sezione pescarese di Italia Nostra, con altre associazioni, fino a una protesta pubblica. «Uno dei villini purtroppo è stato subito demolito nel tentativo di creare un irreversibile fatto compiuto», dice una nota di Italia Nostra che prosegue: «Da questa sentenza deve venire una lezione di metodo: vincoli sovraordinati e norme urbanistiche debbono essere armonizzati con il comune obiettivo di valorizzazione la città nelle sue componenti storiche e attuali. Le opere pubbliche, il sistema del verde e le trasformazioni private debbono trovare un quadro di riferimenti e di certezze fondati su un’idea di città in cui il patrimonio storico abbia un ruolo centrale».
Italia Nostra invita a tenere alta la guardia per salvare un patrimonio storico: «Nella delicata area della Pineta, ma anche tra il tessuto minore consolidato della ex Castellamare e, in maniera massiccia, sul viale della Riviera, sono in corso trasformazioni che stanno cancellando la città del ’900 spesso incentivate, paradossalmente, da norme comunali, leggi regionali e nazionali. Si è riuscito a preservare, per ora, villa Agresti, un pregevole fabbricato sulla Riviera Nord, ma il tema è più ampio e riguarda molti contesti e singoli fabbricati. La Pescara che conosciamo si è formata nel ’900: non proteggerla significa sacrificare la nostra stessa storia».