Storie di briganti a Castel del Monte

Questa sera la rappresentazione notturna nelle piazzette del borgo della provincia dell’Aquila
CASTEL DEL MONTE. Raccontano che bande di briganti imperversassero nella parte aquilana dell'Abruzzo montano dopo l'Unità d'Italia, e trovassero rifugio nel bosco che ricopre Valle Caterina al limitare dell'altipiano di Campo Imperatore dopo le scorrerie nei borghi e gli agguati nel valico di Forca di Penne, passaggio obbligato per chi voleva attraversare da un versante all'altro l'Appennino. Si dice anche che da lì, dal nascondiglio di Valle Caterina, partissero per le loro incursioni depredando ricchi possidenti e mercanti e che poi si spartissero il bottino con i poveri e i diseredati, come una sorta di banditi alla Robin Hood.
I briganti furono certamente dei fuorilegge, ladri e spesso violenti assassini, ma in quegli anni di fine Ottocento rappresentarono anche l'unico veicolo di riscatto per il popolo che, dopo la restaurazione antigaribaldina, bruciava di rabbia contro il potere ma non sapeva dove incanalarla.
Si ispira alle storie di questi briganti “Ome se nasce bregànte se mòre”, lo spettacolo notturno nato da un'idea dell'associazione Castrum Montis che va in scena oggi nelle piazzette e sulle scalinate del pittoresco borgo di Castel del Monte in provincia dell’Aquila.
E sul filo dei racconti sui briganti, perdersi nei suoi vicoli e nei caratteristici sporti scavati nella roccia all'ombra dei palazzetti che furono dimora di signorotti e facoltosi allevatori diventa un'esperienza che permette di fare un viaggio a ritroso nel tempo, ai confini di un secolo e mezzo fa.
I fatti narrati traggono infatti spunto da vicende realmente accadute, spesso ignorate dalla storiografia ufficiale e tramandate dalla tradizione popolare.
La pièce teatrale, che si rappresenta di notte in una sequenza di scene itineranti negli angoli più suggestivi del centro storico di Castel del Monte, fa rivivere avvenimenti ed episodi che hanno segnato la vita delle popolazioni dei borghi pedemontani del Gran Sasso attraverso la memoria dei moti patriottici risorgimentali di Carapelle e Castelvecchio Calvisio del 1848, che suscitarono molte speranze di una società più giusta ed egualitaria, e il triste epilogo del brigantaggio che infiammò le terre di Barisciano, Calascio e Castel del Monte nel periodo post unitario.
La trama è incentrata su una sceneggiatura di Mario Basile, la regia è di Manuela del Beato; la recita richiama nel titolo la canzone di Eugenio Bennato e Carlo D'Angiò diventata inno contro la feroce repressione anti-brigantaggio messa in campo dall'esercito piemontese dopo la conquista del sud.
Le diverse scene della rappresentazione - gli attori, uomini e donne del paese, recitano in parte anche in dialetto - sono accompagnate dalla descrizione della realtà sociale di questo pezzo di meridione contadino, povero e sfruttato.
Il prezzo del pass per l'ingresso al borgo trasformato in teatro naturale è di 5 euro. Lo spettacolo questa sera avrà inizio alle 21.15.
Il pubblico procederà per gruppi guidati, e saranno accompagnati lungo il percorso dal luogo di una scena all’altro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

