Strada dei Parchi: l’obiettivo? Tariffe giuste e viadotti sicuri

Manca il Piano economico finanziario, si attendono le mosse del commissario ad acta
Tariffe autostradali da non aumentare, sicurezza da garantire, manutenzione necessaria, investimenti ineludibili e varianti contestate. Rispetto all’attività di Strada dei Parchi si sviluppano molteplici fronti di discussione. La parola chiave, però, intorno al quale ruota un po’ tutto è il Pef (Piano economico finanziario) che in parole povere corrisponde a «un documento che racconta la vita di un progetto e ne mostra la sua sostenibilità dal punto di vista economico-finanziario». Ebbene, il Pef è ancora lettera morta e blocca praticamente ogni tipo di intervento.
I motivi sono variegati e allo stesso tempo nebulosi. In mezzo a tutto ciò si inserisce il legittimo timore di automobilisti, autotrasportatori, famiglie che, da un lato, temono per i rischi relativi alla loro incolumità quando percorrono un’autostrada che taglia un territorio come quello abruzzese che è attraversato da faglie sismiche che incutono timore, e dall’altro per la difficoltà a sostenere un eventuale aumento delle tariffe autostradali. Come spesso accade in Italia i problemi, e soprattutto le soluzioni agli stessi, trovano un ostacolo nelle maglie della burocrazia, sempre più strette e incomprensibili. E di fronte ai ritardi e alla mancata risoluzione dei problemi da parte delle istituzioni si corre ai ripari con i commissariamenti. Una figura chiave intorno alla quale si dipana la stragrande maggioranza dei problemi della nostra autostrada è quella del commissario ad acta Sergio Fiorentino – nominato dal Consiglio di Stato il 14 aprile 2020, per concludere l’iter amministrativo del Pef al posto del Ministero – il cui operato viene contestato dalla società concessionaria delle autostrade.
LE TARIFFE
Le tariffe di pedaggio sono bloccate dal 2017. Come sottolinea Strada dei Parchi «negli anni, questo ha portato, assieme agli effetti del Covid e alle manutenzioni eseguite ben oltre gli impegni contrattuali, a un pesantissimo squilibrio finanziario per la Concessionaria. Per i soli crediti derivanti dal blocco delle tariffe, la sofferenza finanziaria di Strada dei Parchi ammonta, alla fine del 2021, a circa 146 milioni di euro: è facile immaginare quale possa essere l’effetto su una società come la nostra che ha un fatturato annuo di circa 170 milioni». In base a un documento dell’Autorità di regolazione dei trasporti Art, nel 2030 viaggiare sulle autostrade A24 e A25 costerà moltissimo. Il rincaro, rispetto alle tariffe di oggi, sarà mediamente del 375%, quota a cui si arriverà gradualmente con un aumento costante del 15,81% ogni anno, a partire già da quello in corso. Sono i numeri del Pef fornito da Strada dei Parchi tenendo conto, però, dei “paletti” posti dal ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili (Mims). Un Pef definito da SdP «in equilibrio economico finanziario ma insostenibile sul piano delle tariffe perché produrrebbe un aumento sproporzionato». Resta in vigore il Pef del 2013 e da qualche mese è in corso un braccio di ferro con il Ministero che ha avviato le procedure per la revoca della concessione nell’ottica di un orientamento del governo a nazionalizzare le autostrade. Sono in corso, peraltro, perizie per quantificare il valore del lavoro di Strada dei Parchi con periti di parte che attestano come la società concessionaria della Toto holding debba avere come buonuscita 2,5 miliardi di euro per le spese anticipate, compresi i lavori di demolizione e ricostruzione dei viadotti nell’area di Tornimparte.
SICUREZZA
I ritardi con cui ci si sta occupando della finalizzazione del Pef non sono rimasti senza conseguenze per la gestione dell’infrastruttura. A24 e A25 sono due autostrade giunte a fine vita naturale. Come ha stabilito l’Università La Sapienza di Roma, «questo fenomeno naturale, dovuto all’utilizzo di codici di progettazione che all’epoca non tenevano in alcun conto non solo la sismica, ma neanche la durabilità delle opere, non può (e non poteva nel passato) essere contrastato con interventi di manutenzione, né ordinaria, né straordinaria».
I LAVORI URGENTI
Di conseguenza si rendono necessari lavori urgenti e interventi di manutenzione. Nello specifico sono 83 i chilometri di reti di recinzione su un totale di 460, in cui si è osservato il maggior numero di invasioni dell’autostra da parte della fauna selvatica.
«Le reti esistenti sono a norma», dicono da Strada dei Parchi, «sempre correttamente manutenute, ma non possono fermare cervi e caprioli che le saltano o orsi che le abbattono. Risultato: solo nel 2021 circa 70 incidenti, alcuni con conseguenze pesanti per le persone». È necessaria anche la sostituzione delle barriere di sicurezza dei circa 90 cavalcavia della rete, dopo che una legge del 2020 ha posto in capo ai concessionari autostradali l’obbligo di sistemazione.
I VIADOTTI
Sui viadotti il discorso è legato anche all’opportunità della messa in sicurezza. «Alcuni sono da sostituire», sottolineano da Strada dei Parchi, «perché si stanno spendendo cifre assurde per la manutenzione ordinaria, dopo 50 anni e più di servizio in condizioni ambientali proibitive. Circa la messa in sicurezza del traforo del Gran Sasso, da attuare in tandem con l’altro Commissario, il professor Corrado Gisonni, competente per l’acquifero del Gran Sasso, ci siamo messi a disposizione per rinunciare al nostro diritto di partecipazione alla progettazione, per favorire la rapida esecuzione».
LA RECENTE FRANA
L’intera tratta Vicovaro-Carsoli, che è in una zona di frana, contiene la galleria Roviano con difetti enormi di costruzione – che l’anno scorso è stata tenuta aperta con difficoltà – e include una serie di viadotti tra i più vecchi e difficili da manutenere. «Abbiamo uno splendido progetto in variante», spiegano dalla società concessionaria, «che permette quindi di essere eseguito senza influenza sul traffico che sposta l’asse autostradale fuori dalla zona in frana, elimina la galleria Roviano con un nuovo tunnel a norma europea e permette di abbandonare i vecchi viadotti. Solo noi possiamo garantire che se si comincia subito apriremo al traffico a fine settembre 2026. La frana del 30 marzo scorso ha confermato l’urgenza di procedere per questa via».
Circa le manutenzioni, il programma è stato inviato il 30 novembre a Felice Morisco, che si occupa della vigilanza autostradale e dei suoi aspetti economici. «Su questo programma», dicono dalla società autostradale, «nonostante molteplici solleciti, non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Per questo filone l’attuale Commissario straordinario Marco Corsini può avere un ruolo di grande importanza per far partire le attività».
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