Strada dei Parchi: pronti a tornare subito in campo

13 Luglio 2022

Parlano l’Ad Mollo e il vicepresidente Fabris: non scartiamo una possibile intesa Ma lo Stato non cede e va avanti. Giovannini: ho già chiesto il parere per ricorrere

Ma il Governo va avanti per la strada imboccata. E prepara la controffensiva al Consiglio di Stato per bloccare il provvedimento cautelare del Tar del Lazio che rimette, almeno temporaneamente, le autostrade A24 e A25 nelle mani di Strada dei Parchi. «Abbiamo chiesto un parere all’Avvocatura di Stato sull’efficacia del provvedimento del Tar rispetto al decreto legge di revoca della concessione», ha detto ieri il ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini nella sua audizione nella commissione Trasporti del Senato. Per il resto, il ministro ha continuato a trattare il tema come se i giudici amministrativi non si fossero espressi sul subentro di Anas nella gestione delle due arterie. Lo ha fatto ribadendo i motivi alla base della revoca di imperio per le «gravi inadempienze» di Strada dei Parchi e annunciando «verifiche straordinarie sullo stato delle infrastrutture».
All’opposto, Strada dei Parchi incassa la prima vittoria nella maxi battaglia legale. «Siamo pronti a riprendere immediatamente in mano la gestione di A24 e A25, del resto sono trascorsi solo pochi giorni e la macchina organizzativa è ancora in funzione», sottolinea l’amministratore delegato Riccardo Mollo, anche lui ascoltato dalla commissione del Senato, che lancia un altro messaggio di sfida: «Siamo ben lieti per il fatto che il Tar ha ritenuto di congelare la situazione prendendo una decisione del tutto logica, vista la modalità con cui è stata revocata la concessione. E questo è un segno dei vizi importanti contenuti nei decreti del Governo. Siamo quindi fiduciosi per il prosieguo del contenzioso». Mentre spetta al vicepresidente di Sdp Mauro Fabris, anche lui presente in audizione con Mollo, riaprire le porte al dialogo: «Non vogliamo stare in Paradiso a dispetto dei santi ma non vogliamo neanche finire all’Inferno che non meritiamo. Sappiamo che lo Stato vuole indietro l’infrastruttura per un piano di ristatalizzazione. Non faremo barricate, siamo disponili a trovare un’intesa, ma chiediamo che venga ristabilita la onorabilità e la reputazione di Sdp».
Coinvolti nel passaggio di consegne tra Strada dei Parchi sono anche e soprattutto i 1.200 addetti del gruppo Toto che lavoravano su A24 e A25 a vario titolo. «Sono state date ampie garanzie: l’Anas è già autorizzata ad assumere il personale attuale, con contratti nazionali di livello corrispondente a quello che hanno», ha detto Giovannini, non fornendo numeri sulle assunzioni – «L’Anas sta compiendo analisi e verifiche» – ma annunciando un incontro con le sigle sindacali fissato per venerdì. I sindacati, del resto, chiedono chiarezza e concertazione e ieri hanno dato vita a una assemblea con i lavoratori. «Purtroppo il decreto del Governo tratta il passaggio delle funzioni tra le aziende, ma non il destino dei lavoratori, almeno non nella maniera puntuale che ci saremmo aspettati», ha commentato Domenico Fontana della Filt Cgil, continuando: «Il diritto del Lavoro non può essere messo in discussione da un decreto del genere. E il contratto autostradale è l’ unico che permetta di gestire una infrastruttura così complessa. Molto più complicato farlo con i contratti dell’Anas». Ha aggiunto Pasqualino Di Cristofano della Ugl: «Il periodo di cristallizzazione della situazione fino a settembre darà la possibilità di potersi sedere tutti intorno a un tavolo e cercare una mediazione. Ora serve buon senso».
Il provvedimento del Tar del Lazio ha anche provocato reazioni politiche. «Chiediamo che il ministro delle Infrastrutture Giovannini venga in Aula per una informativa urgente», ha detto il deputato abruzzese di Italia Viva Camillo D’Alessandro, «inizia la lunga battaglia legale, come avevamo previsto, oggi è solo il primo round che vede il Tar già sospendere la decisione di revoca della concessione. Una decisione, quella del CdM, giuridicamente molto debole, lacunosa. Prima o poi emergerà che alla società ritenuta responsabile del crollo del ponte di Genova non solo non hanno revocato la concessione, ma l'hanno liquidata per circa 9 miliardi. Su questo aspetto mi auguro che la procura competente faccia chiarezza. Rimane il punto vero, chi pagherà questa lunga battaglia legale?».
Scatenati in Fratelli d’Italia. «I timori manifestati all'indomani della scelta del Governo di revocare la concessione si stanno purtroppo concretizzando», scrivono il capogruppo di Fdi in Consiglio regionale Guerino Testa e il segretario regionale del partito Etelwardo Sigismondi, «la decisione del Tar del Lazio dimostra che siamo di fronte al primo atto di un braccio di ferro giudiziario che potrebbe creare caos e confusione causando un grave danno agli utenti e ai cittadini abruzzesi delle aree interne. Si tratta di un epocale pasticcio burocratico che rischia di non avere precedenti anche in considerazione del fatto che, addirittura, l'Anas aveva già iniziato a prendere possesso dell'infrastruttura autostradale. La scelta del Tribunale amministrativo evidenzia quanta confusione e opacità ci siano intorno a questa situazione. Dal canto nostro, torniamo a ribadire la necessità di tutelare gli investimenti per la sicurezza dell'infrastruttura autostradale, l'economicità della tratta, i servizi agli utenti e ai residenti delle aree interne oltre alla certezza lavorativa per i dipendenti». N ello stesso partito ha preso posizione anche il senatore Lucio Malan: «La coraggiosa decisione del Tar del Lazio evidenzia una volta di più l'opacità, l'approssimazione e la scorrettezza con cui il ministero gestisce i rapporti con i concessionari autostradali». Mentre il capogruppo del partito alla Camera dei deputati Francesco Lollobrigida si aggiunge alla schiera di chiede che Giovannini riferisca in Parlamento, perché «quanto sta accadendo è molto grave».