Strada parco, arrestato l’aggressore

10 Novembre 2016

Petalli riconosciuto dalla vittima che a luglio finì in ospedale per il pugno sferrato dal giovane albanese

PESCARA. Sono passati quasi quattro mesi dal pugno che mandò all’ospedale un giovane colpito sul volto da uno sconosciuto lungo la strada parco, e alla fine il 28enne di origine albanese Denis Petalli, che era stato inizialmente solo indagato, è stato arrestato dalla polizia per lesioni gravissime su ordine di custodia cautelare emessa dal gip Nicola Colantonio su richiesta del pm Valentina D’Agostino.

Decisivo, oltre alle risultanze investigative della Mobile e della divisione Anticrimine, il riconoscimento diretto, senza ombra di dubbio, da parte della vittima nel corso del recente incidente probatorio. Vittima che, dopo quel pugno ricevuto dallo sconosciuto mentre camminava con un amico lungo la strada parco, alle spalle delle Naiadi, era finito in ospedale con un grave trauma cranico, la frattura della mascella, dell’orbita oculare destra e delle osse nasali tanto da dover essere sottoposto a un lungo e delicato intervento chirurgico terminato con una prognosi di 48 giorni.

Era la sera del 17 luglio e secondo quello che poi raccontò la stessa vittima agli investigatori della Mobile diretti da Pierfrancesco Muriana, fu un’aggressione del tutto gratuita e improvvisa che per tempi e modalità fece subito pensare al knockout game, il gioco criminale basato sulla sfida, all’interno di bande, tra chi riesce a stendere con un solo pugno l’ignaro passante.

«Avevo appena parcheggiato, stavo raggiungendo la Riviera con il mio amico attraversando la strada parco e all’improvviso un gruppetto di quattro persone si è avvicinato e uno di loro urlandomi “che cazzo ridi?” mi ha buttato a terra con un pugno in faccia»; fu il racconto della vittima stravolta dal dolore ma anche dalla totale gratuità di quell’aggressione.

«Stava deridendo mio fratello», si sarebbe invece difeso Petalli assistito dall’avvocato Alessandra Michetti. E su questa linea, pur ammettendo di essere il responsabile di quell’aggressione, l’avrebbe giustificata con una difesa del fratello minore, disabile, che a suo dire sarebbe stato deriso dalla vittima e dall’amico. Da qui il suo “che ca... ridi?” prima del pugno».

Ma contro di lui ci sarebbe però la testimonianza di una fonde fiduciaria dei poliziotti secondo la quale lo stesso Petalli si sarebbe vantato tra gli amici di aver steso il giovane di cui parlavano in quei giorni d’estate i giornali, aggiungendo anche di non essere riuscito a colpire l’amico perché era fuggito come un agnellino.

(s.d.l.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA