Strade e piazze svuotate «Quando arrivano i soldi?»

I pescaresi tra incertezza e paura del futuro, folla al mercato sulla strada parco
PESCARA. La folla che non ti aspetti al mercato rionale dimezzato e il "salotto" della città deserto. Le corse in monopattino sulle piste ciclabili rigonfie, la passeggiata col cane, le mamme che trascinano i figli con una mano e con l'altra il passeggino. Il lento risveglio dei pescaresi in zona rossa sembra essere quello di un giorno qualsiasi.
STRADE SEMIVUOTE E' uno strano coprifuoco, con i negozi aperti ma vuoti lungo corso Umberto e dintorni e altrettanti dalle serrande sprangate, le strade semivuote, niente traffico e neppure smog. Le signore, sedute sulle panchine di piazza della Rinascita, si fanno confidenze in una calda giornata di metà novembre. C'è voglia di libertà, nell'aria. La "città veloce", in semi lockdown, sembra essere diventata come il centro silente di un paesello. Due facce di una stessa medaglia con il sottofondo di un futuro incerto per ambulanti e commercianti che attendono ristori mai arrivati, o solo in parte, fin dall'inizio di una emergenza che sembra non finire mai.
FILE ALLE BANCARELLE Ieri mattina c'erano le file davanti alle bancarelle di frutta e verdura e alimentari al mercatino sulla strada parco, ridotto dall'assenza di quei tanti operatori costretti a rimanere a casa dalle restrizioni anticoronavirus, come i venditori di abbigliamento, scarpe, tessuti. Nessun particolare assembramento è stato rilevato dagli agenti della polizia municipale in servizio.
Spazi vuoti tra un bancone e l'altro, ma alcuni ambulanti hanno subìto i controlli sanitari della Asl e ne sono usciti indenni. «Tutto a posto», afferma Maurizio Giansante, armatore della marina, che mostra orgoglioso il verbale della vigilanza igienico-sanitaria sopra un bancale stracolmo di pesce fresco.
POCHI CLIENTI Più in là, Laura Parente, fruttivendola, è arrivata da Foggia. Si è alzata alle 4 per essere alle 7 a Pescara: «Ci hanno controllato guanti, prezzi, merce: tutto in regola. Ma clienti, pochi. Perché non sapevano di trovare il mercato. Siamo preoccupati per il futuro, speriamo di continuare lavorare anche dopo il 3 dicembre».
«Abbiamo perso il 50% degli incassi», fa due conti Francesco Mosca, mentre corre di qua e di là per consegnare ai clienti le buste di frutta e verdura, «lo Stato ci ha abbandonati. Stiamo ancora aspettando i rimborsi di primavera: dopo i 600 euro di marzo, non è arrivato più nulla. Siamo costretti a lavorare, per sicurezza potremmo e vorremmo chiudere, ma come facciamo a campare le famiglie senza ristoro? Molti di noi si sono arresi definitivamente, alla fine a pagare siamo sempre noi piccoli imprenditori».
PENSIONE-BEFFA Ne sa qualcosa Aldo Tascione, pescarese, 68 anni, che ha appena fatto la spesa alla frutteria di Melania Rotini: «Ho ereditato l'azienda di famiglia nata 72 anni fa, vendo scarpe ma da marzo sono a riposo forzato. Non mi permettono di lavorare. Ho la partita Iva, ma quando ho provato a chiedere il risarcimento governativo non me lo hanno concesso perché prendo la pensione, che però non mi basta per vivere, perciò lavoro ancora. O mangio o compro le scarpe. Ho le collezioni primavera-inverno bloccate. Sono distrutto». Tutti in fila anche al chioschetto di Sabatino Palmarella e la moglie Mirella D'Ettorre: «Sembra una giornata di folla qualsiasi», dicono, «ma non lo è. La gente è spaventata, preoccupata che questa emergenza non finisca mai, ma al mercato viene anche per prendere una boccata d'aria, per passeggiare».
L’EDICOLANTE Alla storica edicola di piazza San Francesco, Maria Luisa Manzo, 78 anni, di cui 48 trascorsi a respirare l'odore dei giornali, è serena: «Oggi come un altro giorno, non sembra cambiato nulla, la gente viene a comprare i giornali e qui nessuno entra senza mascherina». Dall'altra parte della strada, tre ragazzi parlottano tra loro senza indossare la mascherina. «Buongiorno, è il Centro» e il dispositivo risale sul volto. «Ci conosciamo bene», si giustificano, simpaticamente. Ma dietro il sorriso, c'è il dramma di tre giovani imprenditori pescaresi. Maria Amendolagine, titolare, insieme al padre Mario, della boutique Dress Code: «Ho sanificato tutto, camerini, registratore di cassa, persino le maniglie, ma ora ci costringono a stare chiusi. I rimborsi? Due mensilità da 600 euro e poi più nulla. E ho fatto solo due consegne a domicilio».
Zero ristori, invece, per il dentista Nicola Di Tieri e Antonio Danelli, chef de Il Traghetto, stabilimento balneare di famiglia. «Sappiamo di essere in una posizione privilegiata», ammettono i due amici, «ma la paura c'è e il nostro pensiero va a chi è meno fortunato».
PIAZZA SALOTTO Piazza Salotto è quasi deserta alle 12,42 di ieri mattina. I titolari di bar e pizzerie aspettano i clienti, dietro ai banconi superigienizzati, che arrivano alla spicciolata. Uno ogni tanto.
Rocco Iannascoli, titolare di Pizza Salotto, aperta dalle 12 alle 14 e dalle 18,30 alle 21, osserva il vuoto davanti a sé: «Piazza Salotto così è deprimente, la gente è rintanata in casa più spaventata della prima ondata. Ma questo lockdown a metà, che ci concede una semi normalità, era necessario in vista del Natale, sperando di restare sempre aperti».
LA PAURA DELLA GENTE Muove le dita nervosamente, Alessio Brigida di Cafè Agorà: «Con l'asporto stiamo lavorano al 5% delle potenzialità, ma non chiudiamo per dare continuità alla clientela che non vuole rinunciare al caffè, malgrado sia costretto a berlo lontano dalla socialità del bar. Il nostro stato d'animo è di chi, nonostante tutto, deve andare avanti. I clienti sono disciplinati, non comprendiamo», si domanda l'imprenditore del centro, «perché il governo penalizzi sempre le attività di ristorazione. Questa piazza vuota è desolante, la gente ha paura ma ha tanta voglia di libertà».
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