Strappo risolto in 4 mosse D’Amario sarà assessore

23 Ottobre 2020

E in più Quaresimale in giunta, Di Matteo capogruppo e Cardinale in consiglio Ma il verdetto del vertice del centrodestra non piace a D’Eramo pronto a dire no

L’AQUILA. La crisi del centrodestra risolta in quattro mosse. Marco Marsilio fa quadrare il cerchio. Il nuovo assessore in quota Forza Italia sarà Daniele D’Amario, che lascia così il posto in consiglio regionale, dove tornerà a sedere, nella veste di capogruppo degli azzurri, Mauro Febbo, appena defenestrato dalla giunta per volontà della Lega. A seguire, con un effetto a catena, perderà il posto da assessore Piero Fioretti, in quanto membro esterno, in virtù della norma dello statuto che impone che nell’esecutivo possa sedere un solo assessore non preso tra i consiglieri eletti (casella che sarà riempita per l’appunto da D’Amario). La Lega, quindi, dovrà correre ai ripari. Come? Al posto di Fioretti diventerà assessore Pietro Quaresimale, attuale capogruppo del Carroccio in consiglio. L’ex sindaco di Campli, che non aveva mai nascosto di volere un posto in giunta – tanto che, all’inizio della legislatura, creò un vero e proprio caso dimettendosi dal partito e fu necessario l’intervento di Salvini, durante una riunione di fuoco ad Alba Adriatica – verrà dunque accontentato o quasi perché lui voleva il Turismo e non il Lavoro. A sostituire Quaresimale come capogruppo sarà infine Emiliano Di Matteo mentre come consigliere entrerà Simona Cardinale, la prima dei non eletti nella Lega teramana.
I decreti delle nuove nomine dovrebbero essere firmati oggi. Ma su questo scenario pende già il veto di Luigi D’Eramo. La Lega infatti ha chiesto, anzi si è presa 24 ore di tempo per metabolizzare internamente un accordo che se da un lato le fa ottenere quello che voleva (lo scalpo di Febbo) dall’altro non può farle cantare vittoria a tutto campo.
LA GIORNATA. Il vertice che sancisce la ricucitura si tiene nel primo pomeriggio di ieri all’Aquila, a palazzo Silone. Sono presenti, per la Lega, D’Eramo e Gianfranco Giuliante; per Fratelli d’Italia Etel Sigismondi e per Forza Italia Nazario Pagano. Non c’è invece Giorgio De Matteis, commissario di Forza Italia della provincia dell’Aquila, la cui presenza, in mattinata, era stata data per certa, visto che, collegata alla crisi regionale, c’è anche quella che riguarda L’Aquila, dove la giunta Biondi è da oltre tre mesi in precario equilibrio dopo la rottura della Lega.
L’incontro inizia alle 15 e termina poco dopo le 17. I primi a uscire sono D’Eramo e Giuliante ma c’è poca voglia di parlare con i giornalisti. «L’incontro è stato positivo», commenta D’Eramo, driblando la domanda clou sull’esito del vertice. «Abbiamo ragionato non di caselle ma di programmi», dice. «Ci sarà una ricomposizione, l’unità del centrodestra rimane imprescindibile. Abbiamo fiducia nel presidente Marsilio». Pagano, invece, fila via senza rilasciare dichiarazioni, limitandosi a dire che «L’incontro è stato sereno». Anche Sigismondi si attiene al diktat del silenzio stampa («Tutto si è svolto in un clima costruttivo e positivo»), salvo poi lasciarsi sfuggire: «Il presidente Marsilio firmerà i decreti domani (cioè oggi, ndc)», frase che fa capire che le nomine saranno più d’una. Infatti è proprio così. Perché, allora, non annunciarle subito? Perché aspettare altre 24 ore?
Per rispondere a questa domanda bisogna capire cosa c’è dietro l’accordo e quali sono gli umori che questo ha sollevato dentro la Lega.
I “SALDI INVARIATI”. L’accordo raggiunto ieri ricalca quello che è stato trovato, pochi giorni fa, al tavolo partecipato dai leader nazionali del centrodestra e che prevede, per Forza Italia, una «soluzione a saldi invariati», ovvero: sì al rimpasto ma con il mantenimento dello stesso numero di assessori per ogni partito e delle stesse deleghe (Attività produttive, Cultura e Turismo). Ma la Lega abruzzese avrebbe preferito percorrere altre strade: sostituire Febbo con il sottosegretario Umberto D’Annuntiis, manovra che avrebbe liberato per il Carroccio un’altra casella consentendogli anche di tenere Fioretti. O, ancora, modificare lo statuto per introdurre un altro assessore esterno. Ma i patti romani sembrano essere chiari. Così ha detto Pagano ieri ai leghisti. Di qui le 24 ore di riflessione chieste da D’Eramo per discutere internamente l'accordo. Che, salvo colpi di coda, non potrà essere messo in discussione. Neppure dall’azionista di maggioranza.
C’È ANCHE LA DC. Non è più la corrazzata di una volta, ma anche la Dc interviene. Come? Angelica Bianco, responsabile per l’Abruzzo della Fondazione Dc, ricorda a Marsilio il contributo dato dalla lista Dc/Udc alla vittoria del centrodestra alle regionali, chiedendogli contestualmente, alla luce della rottura del patto che legava il partito a Forza Italia, di poter godere di una maggiore considerazione. Richiesta che l’accordo di ieri ha fatto morire sul nascere.