Studente morto nel crollo «Le colpe sono sue al 100%»

8 Aprile 2023

Il giudice Croci: «Il 22enne Bianchi doveva uscire di casa, incauto il suo comportamento» La rabbia del padre: «Chiedo che lo Stato faccia chiarezza, voglio giustizia per mio figlio»

L'AQUILA. La voce ha il tono pacato della compostezza e della dignità. Ma anche della rassegnazione. Il 14° anniversario del sisma dell'Aquila ha riacutizzato il dolore. Come lo ha fatto, esattamente un anno fa, nell'aprile 2022 la sentenza emessa dal giudice del Tribunale dell'Aquila, Monica Croci secondo la quale Nicola Bianchi, studente di 22 anni di Monte San Giovanni Campano (Frosinone), morto la notte del 6 aprile 2009 nel crollo della palazzina in via Gabriele D'Annunzio, ha avuto un comportamento incauto non uscendo di casa. Nel processo civile gli è stato attribuito il 100% della colpa. «Sono amareggiato e deluso», dice Sergio Bianchi, il papà di Nicola, «non ho più fiducia nella giustizia. Ci siamo appellati alla sentenza, ma non mi aspetto nulla, neppure in appello. Penso che lo Stato e il ministero della Giustizia debbano intervenire sulla vicenda per fare chiarezza».
SENTENZA CHOC
Non chiede trattamenti di favore, Sergio Bianchi. Neppure riconoscimenti non dovuti. «Ma che sia fatta giustizia per la morte di mio figlio», precisa, «quello sì. Il giudice ha attribuito addirittura il 100% della colpa a Nicola; lo stesso giudice che aveva dato il 30% della colpa alle vittime nel crollo di via Campo Di Fossa». Una sentenza choc, come l'ha definita Bianchi, che per un anno non è venuta alla luce. «Ho preferito tenere per me il dolore», afferma il papà di Nicola, che studiava Biotecnologie, «voleva impegnarsi nel campo delle energie rinnovabili. Era vincitore di concorso all'Accademia ufficiali di Modena, ma dopo due mesi aveva lasciato il corso per venire all'Aquila e seguire la sua vera passione». Uno studente modello, «corretto e rispettoso», come lo definisce il padre.
NESSUNA GIUSTIZIA
Sono passati 14 anni dalla morte di Nicola «ma giustizia non è stata fatta», sottolinea con amarezza Bianchi, che è anche presidente dell’Avus, l'associazione vittime universitarie sisma, «dalle motivazioni del giudice emerge che il comportamento di Nicola sarebbe stato incauto nel non uscire di casa. Il giudice», ha spiegato suo padre, «si è basato su una presunta richiesta di controllo di quella casa come riferito da una testimone. Richiesta che non risulta agli atti, mai messa nero su bianco. Nella sentenza si dice che “la scelta del Bianchi, di rimanere ad alloggiare in casa, deve ritenersi come colposa, tale da escludere il nesso causale”». Dunque, la notte del 6 aprile, Nicola avrebbe dovuto lasciare l'appartamento in via D'Annunzio in cui risiedeva. «Una sentenza che abbiamo impugnato, ma che lascia l’amaro in bocca», prosegue Bianchi, «è come dire che mio figlio, dunque, è morto suicida». Il legale della famiglia è l’avvocato Alessandro Gamberini.
HA PERSO LA SCIENZA
«Forse c'è qualcosa che non va nel metro di valutazione», dice ancora Sergio Bianchi, «per questo chiediamo che lo Stato si faccia sentire, che intervenga presso la Procura e il tribunale dell'Aquila per fare chiarezza. Dopo 14 anni ancora non abbiamo un'Italia che si mette in regola dal punto di vista urbanistico e della sicurezza, solo il 4% del Superbonus utilizzato finora ha avuto come finalità la messa in sicurezza degli edifici. Il terremoto dell'Aquila avrebbe dovuto rappresentare un elemento spartiacque: gli scienziati hanno perso un'occasione per mettere in mostra i loro studi scientifici, per far prevalere la scienza su ogni altra decisione, anche politica».
UN FILM SULLA TRAGEDIA
«La vita senza Nicola è vuota, amara», prosegue Bianchi. Un attimo di pausa, dall'altro capo del telefono la voce s'incrina leggermente. «È cambiato tutto», dice, «era il nostro orgoglio e supporto. Si stava facendo strada; ha lasciato un vuoto incolmabile». L'associazione Bianchi ha di recente presentato "Lettera dal futuro", un corto scritto dal giornalista Umberto Braccili e realizzato dall’associazione Aternum di Pescara (presentato su Rete8 durante una puntata speciale della trasmissione “I fatti e le opinioni” condotta in studio dal direttore Carmine Perantuono), che racconta gli ultimi giorni di Nicola, le rassicurazioni delle istituzioni, il crollo del palazzo. E il buio che ne seguì.
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