Studenti, ecco le scuole che danno posti di lavoro

In cima alla lista gli istituti tecnici, ma anche il liceo scientifico ha un primato Il boom è grazie ai contratti a termine. Con il decreto dignità ci sarà il calo
PESCARA. Maschio, con voto di maturità più basso; da un punto di vista numerico proviene per la maggior parte da un istituto tecnico o professionale, ma trova più velocemente lavoro se ha frequentato il liceo scientifico. È l’identikit del neo-diplomato abruzzese, alle prese con la difficile transizione dal mondo della scuola a quello del lavoro, e che in media ottiene un primo contratto che dura tre mesi.
LA SCUOLA CHE DÀ PIÙ LAVORO. Sono gli istituti professionali, con una percentuale del 44,5% di ragazzi che hanno trovato un lavoro entro due anni, in cima alla classifica delle scuole più performanti, sotto questo punto di vista. Seguono gli istituti tecnici (35,4%), i licei psico-pedagogici (24,7%), i licei artistici (23,8%), i licei linguistici (22%), i licei scientifici (13,8%). Chiudono la classifica i licei classici (11%), ma è verosimile pensare che chi sceglie gli ultimi due indirizzi scolastici sia orientato a proseguire anche il percorso universitario.
I PIÙ VELOCI. In media, 4,4 ragazzi diplomati al liceo scientifico su cento, che si rivolgono al mondo lavoro, aspettano meno di un mese prima di trovare un impiego, secondo i dati del Miur incrociati con quelli del Ministero del lavoro; seguono i diplomati “classici” (3,8%), i tecnici e i professionali ex aequo (3,6%), i linguistici (3,4%), socio-pedagogici (2,9) e artistici (2,8).
IL PRIMO CONTRATTO. La prima assunzione per un giovane diplomato, è rappresentata dal classico contratto a tempo determinato (il 49,4% di chi trova lavoro entro due anni dal conseguimento del titolo è un precario). Solo il 6,1% è a tempo indeterminato. Seguono i tirocini formativi e i lavori intermittenti, un tipo di contratto che generalmente si ottiene in tempi più brevi.
IL DECRETO DIGNITÀ. C’è da domandarsi, con l’approvazione del decreto dignità entrato in vigore a luglio, cosa ne sarà non tanto delle percentuali di primo ingresso nel mondo del lavoro, ma piuttosto quanti saranno coloro i quali che riusciranno a superare lo scoglio dei 24 mesi e a essere assunti a tempo indeterminato. Il decreto è pienamente operativo dal 14 luglio 2018 per i contratti stipulati successivamente a tale data, e dal primo novembre 2018 per rinnovi e proroghe stipulati successivamente. È verosimile attendersi un calo.
I SETTORI. La prima esperienza di lavoro per i diplomati avviene nel settore dei servizi, dove ricade il 79,2% dei primi contratti attivati; tuttavia, nel settore dell’agricoltura più di un quarto delle assunzioni viene stipulato entro tre mesi dal conseguimento del diploma. La distribuzione dei contratti per settore di attività evidenzia la ristorazione al primo posto, anche se la maggior parte delle assunzioni è di breve durata e riguarda perlopiù diplomati in cerca di un’occupazione più coerente con il titolo di studio, oppure in attesa di iscriversi all’università. Una lettura del fenomeno confermata dalla diminuzione dei contratti, in questo settore di attività, tra il primo e il secondo anno dal diploma.
IL VOTO INCIDE? Sembrerebbe di no, almeno nel senso che normalmente ci si aspetterebbe. Solo il 3,03% dei diplomati con il punteggio massimo (100 e lode), ha trovato un lavoro a un anno dal conseguimento del titolo. Infatti, sono il 19,8% i ragazzi con voto 60 (il minimo sindacale) ad aver trovato un’occupazione nello stesso lasso temporale; seguono il 19% tra 61 e 70, il 15,3 tra 71 e 80, l’11,4& tra 81 e 90, l’8,6% tra 91 e 99, e il 5,8% di coloro che, come si suol,dire, «sono usciti con il 100».
STUDENTI LAVORATORI. Nel corso degli anni presi in esame, avverte Andrea Loris Leonzio, responsabile del dipartimento scuola della Lega, che ha elaborato i dati del Miur e del Ministero del lavoro, è diminuita la quota di studenti che ha scelto di lavorare e che, contestualmente, ha anche scelto di proseguire negli studi immatricolandosi in un'università italiana.
IL GAP DI GENERE. I diplomati di sesso maschile risultano più occupati rispetto alle ragazze, con differenze di circa tre punti percentuali. Secondo i dati incrociati di Miur e Ministero del lavoro, nel 2010 risultava occupato il 19,4% di diplomati maschi, contro il 16,8% delle femmine. Situazione che è rimasta sostanziamene invariata anche nel 2013, ultimo anno disponibile, quando le percentuali erano, rispettivamente, del 16,9 e del 13,2%.
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