Studenti-inventori Giochi e nuovi oggetti con materiali riciclati

16 Gennaio 2015

Successo del laboratorio “Officina cambiodidestinazione” Protagonisti bambini di scuola primaria e ragazzi di 18 anni

PESCARA. Due progetti didattici, due classi scolastiche e un incontro appena concluso per mettere a confronto gli esiti dei percorsi formativi per gli alunni coinvolti dei due istituti pescaresi interessati. Da un lato, c'è la II classe primaria dell'Istituto Ravasco di viale Bovio, il soggetto principale da due anni scolastici del progetto "Officina cambiodidestinazione", ideato e condotto dall'insegnante Giovanna Diodati.

Dall'altro lato, ci sono i ragazzi del V liceo sezione I dello Scientifico "Leonardo da Vinci", impegnati nel progetto “Dal caos al cosmo”, ideato e curato da Roberto Rubino, docente di filosofia, e Mariarita Cucurachi, docente di letteratura italiana e latina, un progetto che nasce con il principale obiettivo di dare unità all’eccessiva frammentarietà dei saperi, dal ricostruire la relazione tra le cose (ontologia) al pensare le cose (logica) fino al parlare intorno alle cose (linguaggio).

«I nostri studenti», spiega il professor Rubino, «durante le fasi del progetto e le attività laboratoriali hanno sperimentato e verificato che solo l’ordine delle relazioni strutturali dà senso alla realtà, al pensiero e al linguaggio, così tra le diverse attività pratiche hanno avuto la preziosa opportunità di lavorare con il materiale didattico offerto da "Officina" con il quale hanno costruito opere frutto di una intensa riflessione preliminare, progettazione teorica e realizzazione pratica». Nel recente incontro al liceo "da Vinci" le due classi si sono confrontate sulle competenze logiche che il progetto "Officina" evidenzia per un'acquisizione di lavoro attuabile in tutte le discipline di studio.

«"Officina cambiodidestinazione" è infatti un laboratorio che si avvale del metodo progettuale come creatività senza improvvisazione», spiega Diodati, «ossia acquisire un metodo di lavoro e renderlo attuabile trasferendolo in tutte le discipline di studio, perché alla base del pensare. Il cambio di destinazione dei materiali di scarto, nel riutilizzo con ingegno e inventiva, progettualità e verifica, creatività e fantasia, diventano insegnamenti di un lavoro collaborativo per migliorarsi e crescere senza smettere di apprendere giocando».

Durante l'incontro interscolastico, alcuni ragazzi di 18 anni si sono confrontati con dei bambini di 7 e 8 anni, da due anni concentrati su questo modulo di lavoro che ha riportato un buon successo scolastico. Gli alunni hanno lavorato in team, costruiti secondo competenze eterogenee, sperimentando così anche le difficoltà e la ricchezza di condividere idee, spazi e progetti. «"Officina" è stata un'occasione divertente, ma impegnativa, di mettere in campo conoscenze filosofiche e competenze logiche che troppo spesso restano nozioni astratte e apparentemente distanti da ogni compito di realtà», osserva Rubino. Come riflette Diodati, divertimento, entusiasmo, creatività, interesse, ingegno, abilità e unicità, sono gli elementi che conducono a creare e costruire da nuovo, utilizzando materiali riciclati per dar vita a nuovi oggetti. «Il gioco è esercizio di libertà e il progetto è il valore aggiunto da ricercare nella condivisione e nella realizzazione dei singoli pezzi. In "Officina"», continua Diodati, «la ricerca e l’uso dei materiali è organizzazione e osservazione mentre l’analisi è verifica e valorizzazione della funzione ludica». I giocattoli costruiti a fine laboratorio con materiali di scarto rappresentano quindi nella loro semplicità dei veicoli molto significativi di conoscenza, confronto e scambio di pensieri, un confronto utile, secondo i docenti, anche tra alunni di età differenti. «Nel laboratorio ciascun componente ha ritrovato elementi comuni e differenti e ha potuto constatare il proprio punto di vista di creatività e manualità», precisa Diodati, «L’estrema duttilità della produzione comincia con un oggetto giocattolo per arrivare a farne altri, ribadendo la certezza che l’unione fa la forza». ©RIPRODUZIONE RISERVATA