Studioso di Pesco scopre impronte di 7mila anni fa

14 Novembre 2021

PESCOSANSONESCO. Impronte di mani risalenti al quarto-quinto millennio avanti Cristo sono impresse sulle rocce di Pescosansonesco, in una località che resta top secret per motivi di sicurezza. Questo...

PESCOSANSONESCO. Impronte di mani risalenti al quarto-quinto millennio avanti Cristo sono impresse sulle rocce di Pescosansonesco, in una località che resta top secret per motivi di sicurezza.
Questo eccezionale rinvenimento preistorico è opera dell’archeologo pescolano Guido Palmerini, 35 anni, originario dell’Ambrosiana, esperto di arte rupestre, ricercatore nel laboratorio Cepam dell'Université Côte d'Azur di Nizza, che nei giorni scorsi ha partecipato al XXVIII Valcamonica Symposium Rock-art, a Human Heritage, a Capo di Ponte (Brescia), dove ha relazionato su un innovativo programma di ricerca scientifica incentrato sullo studio dell’arte rupestre finanziato dal Parco della Maiella (servizio biodiversità e ricerca scientifica) con l’università di Nizza e il museo dell'Uomo di Parigi. Hanno partecipato allo studio anche la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Chieti, Pescara e L'Aquila con i ricercatori del Muséum national d'Histoire naturelle-Umr 7194 di Parigi.
La scoperta delle impronte di mani realizzate in pigmento rosso, risalenti alla tarda preistoria (5°-4° millennio avanti Cristo), è di importanza fondamentale per un territorio che vanta anche i natali di un santo, Nunzio Sulprizio. L’area del santuario è in fase di ammodernamento strutturale grazie ad una progettualità, che mescola tradizione e rinnovamento, messa in campo dal sindaco, Nunzio Di Donato.
«A Pescosansonesco», rivela il giovane archeologo, «ho potuto scoprire diverse interessanti testimonianze sulla produzione artistica in grotta dell’uomo, tra cui le impronte lasciate sulla roccia. Questa scoperta, insieme a sedimenti occupazione della grotta del monte La Queglia già studiate negli anni ’70 da Radmilli e risalenti all'Età dei Metalli, apre a nuove prospettive di ricerca sull'occupazione umana del territorio e costituisce, per Pesco, un altro importante giacimento culturale da valorizzare che va ad aggiungersi a quello più noto del santuario italico romano di Pizzo della Croce».
L’arte rupestre che nel territorio pescolano sopravvive da settemila anni, «sono la testimonianza», afferma Palmerini, «di un passato antico animato da gruppi umani, popoli, che attraverso questo tipo di arte immortalavano un momento magico, rituale, ma comunque topico, del loro vivere». Guido Palmerini è cresciuto tra l’asprezza dei monti di Pesco e il fascino delle vallate ricoperte di pareti rocciose. Così «è scoppiata la passione» per questo lavoro che lo porta continuamente a disseppellire la storia, tra disegni rupestri e minerali da tenere sotto osservazione. Dopo gli studi alla D’Annunzio ha proseguito la carriera come ricercatore all’università di Nizza. Ma non ha mai abbandonato Pesco, né le sue passioni, prima tra tutte quella per la cucina, ereditata dai genitori Luciana e Alfonso e dai nonni Franco e Amalia.