Stupro davanti alla stazione: condannato a 4 anni e mezzo

L’extracomunitario abusò in pieno giorno di una donna di Montesilvano affetta da disturbi psichici Venne arrestato dopo l’allarme dei cittadini, dovrà pagare anche un primo risarcimento di 5mila euro
PESCARA. Arriva la condanna per stupro a quattro anni e mezzo di reclusione per il senegalese Lamine Gaye Mouhamadou, 61 anni, che il 25 agosto dello scorso anno, in pieno giorno (intorno alle 13,30), nei giardinetti del terminal dei bus della vecchia stazione, violentò una donna di 39 anni di Montesilvano, peraltro affetta da disturbi psichici.
SOS DEI PASSANTI Un episodio che destò molta preoccupazione nell'opinione pubblica e che venne peraltro scoperto proprio da alcuni passanti che assistettero a quella violenza. I cittadini chiesero immediatamente aiuto a una volante della polizia che intervenne prontamente.
Il senegalese, che peraltro alla polizia che lo arrestò diede anche delle false generalità (difeso dall'avvocato Stefano Sassano) è stato giudicato con il rito abbreviato davanti al gup Nicola Colantonio, dopo che per lui la procura aveva chiesto il giudizio immediato.
LA CAUSA CIVILE Il pubblico ministero in aula, Salvatore Campochiaro, aveva chiesto una condanna a 5 anni di reclusione con tutta la riduzione di un terzo della pena per il rito alternativo scelto. La parte civile, rappresentata dall'avvocato Luigi D'Andreagiovanni, aveva chiesto un risarcimento danni di 50mila euro e una provvisionale di 20mila euro: risarcimento che è stato riconosciuto, ma che verrà deciso in sede civile mentre il gup ha concesso una provvisionale di 5mila euro.
FALSE GENERALITÀ La scelta del rito abbreviato è stata una strada quasi obbligata per la difesa, viste le prove testimoniali e le registrazioni filmate delle telecamere poste dietro il chiosco del bar del Terminal. Le accuse a carico dell'imputato erano di violenza sessuale, lesioni personali e falso, per aver fornito, appunto, false generalità alla polizia.
Secondo l'accusa, avrebbe «abusato delle condizioni di inferiorità fisica e psichica nelle quali versava la donna, ubriaca e in stato soporoso in virtù della pregressa assunzione di sostanze alcoliche e farmaci antidepressivi».
La vittima, in cura al Centro di igiene mentale, aveva appena assunto dei farmaci e bevuto l'alcol che le aveva offerto il senegalese. Secondo la ricostruzione del gravissimo episodio di violenza, fatta da una passante che per prima notò quello che stava accadendo dietro quel cespuglio (in seguito a questo drammatico episodio il Comune rese quel pezzo di giardino visibile a tutti tagliando erbacce e siepi) l'uomo aveva denudato la donna e stava compiendo l'atto sessuale.
La stessa scena venne notata da un'altra passante, che si mise a gridare e chiamò il 113.
«È MIA MOGLIE» In un primo momento l'uomo avrebbe detto che si trattava della moglie e poi, invece, aggiustò il tiro riferendo agli inquirenti di conoscere bene quella donna: tesi portata avanti anche dalla difesa che cercò di dimostrare che i due erano andati fin dal mattino in quel giardino, come testimoniato dalle riprese filmate. Una difesa che non convinse però i giudici, che rigettarono le richieste di scarcerazione dell'uomo.
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