Su A24 e A25 bloccati i rincari: stesse tariffe per altri sei mesi

22 Dicembre 2021

Strada dei Parchi: «Niente aumenti per non penalizzare i nostri clienti, ma ora il governo si muova» A partire dal 1° luglio 2022 previsto un ticket maggiorato del 34,5%, i lavori costeranno 6,5 miliardi

Niente aumenti delle tariffe autostradali per altri sei mesi. Strada dei Parchi blocca «per senso di responsabilità» l'aumento dei pedaggi fino al primo luglio 2022 e la palla ora passa in mano al Governo. Dovrà essere il ministero delle Infrastrutture e la mobilità sostenibili, diretto da Enrico Giovannini, a lavorare per fare in modo che non scattino i rincari per i ticket dell'A24 e A25 dal primo luglio 2022. Il concessionario, pur essendo nella posizione di poter far partire gli aumenti, ha deciso di sospendere tutto «in considerazione della funzione svolta dalle tratte autostradali interessate che, a causa dello stato delle infrastrutture viarie delle regioni attraversate, appare il principale presidio in grado di assicurare il diritto alla mobilità dei cittadini». Ora si attendono le mosse del Governo e in particolare del Mims che ha a disposizione sei mesi per poter far approvare il Piano economico finanziario e far partire tutti quegli interventi per la sicurezza delle infrastrutture previste dal 2012. «Abbiamo preso questa decisione a tutela dei nostri clienti», ha commentato l'amministratore delegato di Strada dei Parchi, Riccardo Mollo, «ci apprestavamo a incrementare le tariffe, ma abbiamo ritenuto che questa inerzia incomprensibile del Governo, e del Mims in particolare, non poteva ricadere sulle spalle dei nostri clienti. Abbiamo preso questa decisione con senso di responsabilità per chi utilizza le nostre infrastrutture e sono molto contento perché sia il nostro azionista, sia il consiglio d'amministrazione, hanno dato massimo supporto». Dal primo gennaio 2022, quindi, non scatterà l'aumento del 34,5% già annunciato. Ma le bocce non dovranno rimanere ferme. Strada dei Parchi, infatti, si aspetta che il Governo faccia la sua parte e si dia da fare fin da gennaio per affrontare e risolvere la questione. La mancata approvazione del Pef da un lato provoca il rinvio della realizzazione di investimenti per 6,5 miliardi, e dall’altro genera un aggravio dei costi per la realizzazione delle opere di messa in sicurezza. C'è bisogno di risolvere la questione e bisogna farlo quanto prima altrimenti dal primo luglio scatteranno gli aumenti. «Il senso di responsabilità sociale del gruppo è stato unanime», ha concluso l'ingegner Mollo, «questo serve a dare tranquillità ai nostri clienti per un periodo lungo e al ministero di ravvedersi davanti a questa inerzia. Non aspetteremo sei mesi per fare altre azioni a tutela della nostra azienda perché il tempo è finito. Ora ci aspettiamo una presa di posizione immediata da parte del ministero delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili. Il nostro è stato un atto non dovuto, totalmente fuori dal modus operandi delle concessionarie, che dovrebbe smuovere le coscienze. Abbiamo fatto la nostra parte, ci auguriamo che il senso di responsabilità non sia solo nostro».
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