Suicidi in carcere, denuncia dei magistrati

28 Gennaio 2024

A Teramo l’ennesima tragedia. La relazione: «Tutela della salute inadeguata per i detenuti fragili»

L’AQUILA. L’ultimo suicidio nel carcere di Teramo – dove si è tolto la vita il 36enne macedone Jetom Bislimi, padre di due figli, che aveva tentato di uccidere la moglie a coltellate a Capestrano – riecheggia nella solennità dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. C’è anche il fronte carceri nell’agenda della giustizia abruzzese.
«Al 30 giugno 2023 la popolazione detenuta era pari a 1.765 persone, come lo scorso anno, ma, per quanto non vi siano gravi problemi di sovraffollamento, restano pressoché intatte le tante, troppe, criticità degli istituti di detenzione del Distretto, anch'esse più volte inutilmente segnalate: dalla assoluta carenza di spazi per il passeggio nella Casa circondariale dell’Aquila – salita alle cronache lo scorso anno per aver ospitato un noto boss mafioso, cui sono state assicurate, in regime detentivo, tutte le cure necessarie – alle generalizzate carenze di psicologi ed educatori (importanti i primi per la prevenzione del rischio suicidario piaga del nostro Paese, i secondi per dare concretezza alla finalità rieducativa della pena), di mediatori culturali (nonostante le tante presenze di stranieri), di agenti di Polizia Penitenziaria». Così la presidente della Corte d’Appello Fabrizia Ida Francabandera. «Permane inadeguata la tutela della salute dei detenuti, soprattutto di quelli più fragili, i portatori di patologie psichiatriche, per i quali continuano a essere insufficienti i posti nell’unica Rems; soprattutto, mancano opportunità di lavoro all’interno delle strutture – fondamento della nostra Repubblica, come dice la Costituzione – le sole che possano garantire a chi ne ha voglia e capacità il recupero della dignità e della speranza, e così ridurre il rischio di recidiva. Restano, per fortuna, e ci aiutano a fronteggiare il pessimismo della ragione con l'ottimismo della volontà, i tanti progetti di ascolto e di sostegno per i detenuti, nutriti quasi esclusivamente dall’impegno e dalla passione dei volontari, che operano ogni giorno per costruire quella sinergia tra istituzioni e società civile che è la linfa di tanti, talvolta minimi ma significativi, cambiamenti. Promotore di cambiamenti è stato certamente il Polo Universitario Penitenziario dell’Università di Teramo, che recentemente ha esteso il suo impegno alla Casa di reclusione di Sulmona, avviando con la Regione e il Parco della Maiella una collaborazione per la conservazione e la valorizzazione della biodiversità agraria».(e.n.)