Sul portale Airbnb per affittare casa Boom tra i pescaresi

Oltre 300 proposte nel sito online di alloggi privati «La vera promozione turistica la facciamo noi»
PESCARA. C’è un posto, virtuale, che racconta di un’altra Pescara, dove arrivano viaggiatori da tutto il mondo e dove ci sono pescaresi che li ospitano, capaci di parlare la loro lingua e soprattutto di guidarli alla scoperta di un territorio che ad oggi fa fatica a ritrovarsi anche in una semplice cartina che, se c’è, non si sa dove trovarla.
Questo posto si chiama Airbnb ed è il portale online che mette in contatto persone in cerca di un alloggio offrendo a qualsiasi prezzo, in 34mila città e in 191 paesi del mondo, opportunità di soggiorno che vanno dalla stanza all’appartamento, fino alla villa, al castello e alla barca. A Pescara, complice la crisi e con l’avvio di eventi internazionali come Ironman o i Giochi sulla spiaggia dell’estate scorsa, le proposte su Airbnb si sono moltiplicate fino ad arrivare a circa 300. Sono di giovani, pensionati, liberi professionisti, artisti, medici, impiegate, insegnanti e casalinghe che con quattro righe di presentazione e il loro volto sorridente mettono in vetrina la propria offerta ricettiva sapendo che quello che promettono sarà poi giudicato pubblicamente dall’ospite, con la recensione che gli chiederà Airbnb a fine soggiorno.
Si tratta di case ereditate, oppure ricavate dalla divisione di appartamenti molto grandi, oppure di ex studi professionali, ville in collina o semplici stanze: a Pescara, che non è Roma e neanche Firenze, le proposte si concentrano in centro con prezzi che vanno da 19 euro per una stanza fino a 180 euro per un intero appartamento da otto posti vista mare. Ma perché diventare “host” (padrone di casa) che ospita per qualche notte, rimettendosi in gioco ogni volta, piuttosto che affittare lo stesso appartamento per lunghi periodi?
Risponde Danilo A., libero professionista che con la moglie si è iscritto ad Airbnb a giugno del 2015, «il giorno prima che iniziasse Ironman, e la notte stessa siamo stati contattati da ragazzi olandesi che dovevano partecipare alla gara e non sapevano dove dormire». «Abbiamo scelto Airbnb», racconta il professionista 43enne, «perché così decidiamo di volta in volta anche sulla scorta dei vari filtri che garantisce il portale, mantenendo al tempo stesso la disponibilità dell’appartamento. E poi perché ci piace conoscere persone di altre culture e, anche, promuovere l’Abruzzo. Anzi, per quello che facciamo come promozione, dalle cartine agli itinerari fino ai prodotti tipici abruzzesi che facciamo trovare a casa, ci dovrebbero pagare gli enti che in questo, invece, sono piuttosto carenti».
Stessa lamentela che arriva da Renato Rotunno, di professione arredatore, che con la moglie psicologa e le sue figlie ha adibito quello che era un locale commerciale al piano rialzato sotto alla sua abitazione, in un alloggio da 4 posti letto dove accogliere turisti, soprattutto stranieri. «A maggio facciamo un anno, e abbiamo avuto soprattutto stranieri, non solo da Inghilterra, Germania o Francia ma, e la cosa mi ha sconvolto, anche da Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti. Questo perché sono quelli che hanno più di altri la mentalità del B&B e che lo scelgono pur potendo permettersi altre soluzioni, ma anche perché molti di loro vengono in Abruzzo per ritrovare le origini di nonni o genitori. E se da una parte Pescara gli piace, perché soprattutto d’estate si presenta come una città caciarona, dall’altra si lamentano perché non ci sono eventi, i musei sono chiusi, non ci sono punti di informazione turistica ed è impossibile trovare anche una cartina, perfino per noi. E poi spesso si lamentano anche perché in qualunque posto vanno nessuno parla inglese».
Inglese, ma anche tedesco, francese e spagnolo che invece parlano i padroni di casa. «In questi dieci mesi», riprende Danilo che si cimenta bene con inglese tedesco e anche un po’ di francese, «abbiamo avuto una decina di ospiti, sempre stranieri, ad eccezione di una famiglia di Lecco. Tedeschi, bielorussi, francesi, brasiliani, belgi. Un abruzzese che vive in Belgio ha già prenotato casa per tutto il mese di luglio, poi verrà una famiglia di australiani, un’altra è venuta a Capodanno perché i figli sono voluti tornare nella città di origine della mamma».
Ma quanto è pesante portare avanti un’attività del genere soprattutto se affiancata a un altro lavoro? «È comunque un impegno», concordano Danilo e Rotunno, «perché devi fare accoglienza, devi stare lì quando ripartono garantendo biancheria, lenzuola e assistenza, sempre». Il guadagno? «Dipende dai periodi, l’estate soprattutto». In media, un soggiorno di una settimana per una casa da 5 posti-letto è di 300 euro. E, sempre in media, Airbnb pratica una commissione di circa il 5 per cento sia all’ospite che paga, sia al padrone di casa che incassa.
Ancora da chiarire che impatto avrà la nuova tassa di soggiorno da un euro al giorno (per sette giorni) appena approvata dal consiglio comunale. «Non è ancora entrata in vigore», commenta Danilo, «ma si poteva evitare. Più che altro perché è imbarazzante, in un momento in cui la città non offre alcun servizio, a cominciare dal mare che è inquinato, chiedere alle persone di pagare un euro. Per che cosa? Per finanziare servizi, come hanno detto, ancora da fare?».
Intanto, però, è anche grazie al “popolo” degli host pescaresi se la città viene comunque apprezzata. Basta leggere le recensioni in tutte le lingue del mondo ai vari padroni di casa locali. Come quella di Giampiero, italiano, che a dicembre 2015 commenta la sua permanenza nel mini loft di “Alessandra e Alessandro” alla Pineta così: «Alessandro e Alessandra sono stati gentili e sempre disponibili, dalla accoglienza alle esigenze che abbiamo avuto nel corso del soggiorno. Pescara è una bellissima città, sicuramente ci torneremo».
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