Sulle piste ciclabili che dividono la città

Pregi e difetti dei 26 chilometri dedicati alla mobilità sostenibile
PESCARA. Circa 10 chilometri di tracciato ciclabile collegano Pescara ai confini con Montesilvano e Francavilla. Sono spezzoni di pista ciclabile multicolor, perfetti oppure sbiaditi, lastricati di buche, dall’asfalto grattato, gibbosi, pericolosi. Tratti impossibili da percorrere in velocità: roba da spaccarsi la schiena sul sellino o ribaltarsi e sfracellarsi a terra. Come il tracciato sul lungomare Matteotti, tra la Nave di Cascella e la Madonnina che il Comune ha promesso di sistemare dopo l’estate. Tratti inaugurati appena due anni fa, come la pista di via Regina Margherita, già vecchia, consumata, scrostata, quasi cancellata. Forse realizzata con materiali di scarsa qualità?
Poi ci sono le piste ciclabili inaugurate dal vice sindaco Antonio Blasioli qualche giorno fa e quindi nuove di zecca. Dal piccolo tratto davanti la Nave di Cascella fino alle impressionanti distese rosse e color sabbia nell’intersezione lungomare Colombo e Papa Giovanni XXIII, di fronte ai teatri D’Annunzio e Flaiano. La sensazione è quella di percorrere un sentiero solido, di buona qualità. Al tempo, l’ardua sentenza.
Nel frattempo, qualche centinaio di metri più avanti, nelle vicinanze del porto turistico, la pista sembra si, un sentiero, ma di campagna. Con l’erbetta che cresce florida ai lati e l’asfalto riemerso prepotentemente sul rosso vivo di un tempo crea un cromatismo bicolore sul lato del lungomare Papa Giovanni. Tracciato scrostato sul lato Colombo. Sulla pista ciclabile del Ponte del mare (dai teatri, 6 minuti di percorrenza in bici con l’andatura da passeggiata) si puo’ andare solo a piedi perché la pendenza dell’infrastruttura è tale che, al di là della rima, ci vuole un fisico bestiale per arrivare in cima ancora con il fiato in corpo. Qui vale l’opinione delle associazioni dei bikers, Fiab Pescarabici o Ciclisti Anonimi, quando sostengono che «le piste ciclabili sono progettate da chi non va in bici». Dal Ponte del Mare- Madonnina alla Nave di Cascella (12 minuti in bici) la pista verde acqua pallido, che costeggia gli stabilimenti balneari sul lungomare Matteotti, sarà ristrutturata in autunno. Ma nel frattempo, con la stagione balneare in corso, è un percorso ad ostacoli con asfalto grattato e buche. Una ragazza infila la ruota nella fossetta all’altezza di via Galilei. Alessia, un’altra biker che vola verso la Madonnina, si interrompe e riflette: «Si, in effetti è pieno di fossette questo tracciato, ma a me dà più fastidio che sia percorsa dai pedoni come se fosse una seconda passeggiata» che fiancheggia i marciapiedi già molto larghi. Luciano Rifuglia, pescarese di origini pugliesi, titolare della cooperativa di servizi Sulla Costa, attraversa un pericolo tratto sprofondato, all’altezza di via Leopardi, piuttosto pericoloso perché col rimbalzo sulla buca si rischia di battere la testa contro l’albero.
Il nostro viaggia continua verso il salotto buono. La pista azzurra, di via Regina Margherita , che tante polemiche ha scatenato sulla mancanza di sicurezza, è stata inaugurata nell’agosto 2016. Ma il tempo, il maltempo, l’incuria, l’hanno quasi cancellata.
Viriamo verso la nuova pista di viale Muzii contrastata con forza dai commercianti con petizioni e denunce. Iole Gaspari, una delle più agguerrite negozianti della zona, mostra il tagliando «54 euro al mese» che si è fatto preparare dal Comune «per permettere ai miei clienti di parcheggiare nelle vicinanze. Mentre aspettiamo che Tua ci ripristini la fermata del bus, il carico e scarico avviene dall’altra parte della strada dove io vedo passare tanti ciclisti, quindi a che è servita la pista davanti alle nostre attività? ». La percorre, invece, Sara Cilli, 23 anni, un lavoro al lido Orsa Maggiore: «Questa è un’isola felice, utile per chi va al mare o per portare i figli a scuola in bici». 250 metri di pista che si concludono all’imbocco della strada parco. Vicino alla sede dell’omonima associazione, l’asfalto della ciclabile ( area di competenza del Comune) cede il posto alle mattonelle fino a oltre il parco di Villa Sabucchi. Per cui il ciclista si pone il dubbio: sono sul marciapiede o sulla pista ciclabile? All’altezza di via Ravasco le gobbe sulla pista sono state “stirate” sull’asfalto, ma dopo via Veneto riesplodono con tutta la loro potenza fino a via Cavour. Qui, Annamaria Fraticelli, si arrende. Scende dalla bici, scavalca il marciapiede e se ne ritorna sulla carreggiata larga della strada parco. Altri punti critici, più a nord, altezza via Mafalda di Savoia dove le crepe sull’asfalto diventano sempre più larghe tra le due splendide pareti di oleandri in cui si nascondono sedie e rifiuti. Secondo i dati del sito versopescara2027 del Comune, in città ci sono 26mila metri di piste ciclabili realizzate, circa 3000 in corso e oltre 4000 da realizzare in periferia. Un vero e proprio “tesoro” della mobilità che, però, i pescaresi ancora snobbano.
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