Superbonus, nessun dietrofront: per le imprese la strada è in salita

Tra martedì e giovedì si decide quali cantieri saranno sbloccati, il numero è comunque basso
PESCARA. Il governo Meloni ha deciso: basta con il Superbonus 110%. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nonostante l’approvazione della direttiva europea sulle case green, che costringerebbe ai lavori di efficientamento energetico di almeno 1,8 milioni di edifici italiani entro il 2030, ha infatti chiuso a un allargamento degli incentivi confermando lo stop alla cessione del credito e allo sconto in fattura.
A farne le spese, per l’associazione Esodati del Superbonus, saranno i «molti cittadini onesti che hanno creduto alle leggi dello Stato, sacrificando 40.000 imprese e 100.000 famiglie, oggi sull'orlo del baratro e causando 1 milione di prossimi disoccupati. Insomma le premesse di una grave ed immotivata recessione».
SPRINT FINALE.
L’iter parlamentare trasforma la settimana che comincia domani in una fase determinante di un lungo e drammatico braccio di ferro che vede imprese e famiglie per ora soccombere. Il momento clou si consuma martedì prossimo quando, alle 12, si terrà una riunione di maggioranza, composta da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, e aperta anche alla componente del centrodestra che fa capo a Maurizio Lupi, per la verifica finale degli emendamenti al decreto blocca cantieri entrato il vigore il 17 febbraio scorso.
CASCHETTI GIALLI.
Dei 300 emendamenti iniziali ne rimarranno pochi, alcuni dei quali sono peraltro sovrapponibili. Ma proprio durante l’incontro andrà in scena la protesta degli Esodati del Superbonus, che si sono dati appuntamento a Roma da tutt’Italia, anche dall’Abruzzo, per manifestare, indossando caschetti gialli, contro il governo che non intende fare alcun dietrofront, limitandosi ad una apertura solo su un ridotto numero di deroghe, tra cui la mini proroga dal 31 marzo a fine giugno per le villette unifamiliari. Possibile apertura anche sull’edilizia libera e verso i cantieri legati al Sismabonus. Sempre più lontana invece l’ipotesi di compensazioni con il Modello F24 per salvare i crediti pregressi incagliati nei cassetti fiscali delle imprese e gli istituti di credito. La previsione poco entusiasmante per una vasta platea di sigle portatrici di interesse, a partire dall’Ance, è questa.
I DEPUTATI ABRUZZESI.
Da mercoledì 22 e nelle successive 24 ore, la Commissione Finanze approverà gli emendamenti da incardinare per il voto alla Camera. Della commissione Finanze, presieduta dal deputato di Fratelli d’Italia, Marco Osnato, fatto parte i parlamentari abruzzesi Alberto Bagnai (Lega-vicepresidente della Commissione), Guerino Testa (Fratelli d’Italia-segretario) e per l’opposizione Luciano D’Alfonso (Pd).
Il voto alla Camera è previsto per lunedì 27 marzo, cui seguirà il passaggio finale in Senato. Dopodiché la stagione dei bonus al 110% si chiuderà per sempre, a favore – dice il governo - di una soluzione “più sostenibile”.
PERCHÉ LO STOP.
«Cuba 60 miliardi l’anno, semplicemente non è sostenibile anche a voler considerare i ritorni in termini di indotto». Queste, in sintesi, le affermazioni del ministro dell’Economia Giorgetti. È un no perentorio alla proroga del Superbonus 110, quello del ministro leghista, motivato dall’analisi di Giovanni Spalletta, direttore del Dipartimento delle Finanze del Mef.
Il direttore ha smentito i conteggi effettuati dalle ultime ricerche condotte dalle associazioni di settore, Nomisma e Centro studi del Consiglio nazionale degli Ingegneri, secondo le quali i bonus edilizi ed il Superbonus si siano ripagati per la metà (52%) grazie all’aumento del gettito fiscale. Mentre il Dipartimento del Mef parla di una percentuale del 24% dei costi. In parole semplici: sui 67,1 mld di costo totale della misura fino ad ora, il 110 si autofinanzia per 16,1 mld, rimanendo «una misura finanziaria in deficit».
REBUS DEGLI INCAGLIATI.
Potrebbe però trovare soluzione la compensazione dei crediti incagliati in un emendamento al decreto blocca cantieri in fase di conversione in legge. Ad affermarlo è il Sole 24 Ore citato dal relatore stesso del decreto legge, il deputato di fratelli d’Italia, Andrea de Bertoldi. La compensazione dei bonus potrebbe avvenire con i contributi previdenziali sbloccando così i crediti incagliati ed ampliando la capacità fiscale. Ma anche in questo caso il ministro dell’Economia alza un muro. Secondo Giorgetti, infatti, le banche avrebbero ancor a disposizione spazio sufficiente per acquistare crediti.
Così l’ultimo chilometro del Superbonus 110% appare sempre di più uno sprint verso il traguardo di un Gran premio di montagna.
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