«Sì a un piccolo edificio nella Pineta dannunziana»

I giudici accolgono il ricorso del privato che ha acquistato nel 2013 l’area dell’ex casa cantoniera. Potrà ricostruire un fabbricato simile a quello demolito
PESCARA. Via libera al cemento nella Pineta dannunziana. In un pezzo del parco, più precisamente tra strada della Bonifica e via Antonelli, a due passi dal laghetto della Riserva, potrà essere costruito un edificio di due piani, cioè delle stesse dimensioni dell’ex casa cantoniera demolita anni fa perché era pericolante.
È questo l’effetto di una sentenza emanata dal Tribunale amministrativo regionale e pubblicata alcuni giorni fa. I giudici hanno accolto il ricorso presentato dal proprietario di quell’area Davide D’Ettorre per contestare il provvedimento, datato 16 novembre 2015, con il quale il dirigente del Comune del settore Attività edilizia e produttive - Sportello unico per l’edilizia ha negato la concessione del permesso a costruire richiesta dal ricorrente. Il tribunale ha dato ragione al proprietario e torto al Comune sostenendo che il privato ha il diritto di ottenere i permessi per ricostruire un edificio delle stesse dimensioni del precedente. Tuttavia, prima di poter avviare l’intervento, il proprietario dovrà aspettare l’esito del secondo ricorso, presentato per ottenere anche il nulla osta ambientale, in quanto il terreno rientra nella sottozona F1 (verde pubblico-parco pubblico) del piano regolatore. Ma è probabile che, dopo la prima sentenza, ora sia più semplice ottenere anche il secondo e definitivo via libera. Si infrangerà così il sogno dell’amministrazione comunale di avere un unico ed enorme polmone verde senza cemento.
La vicenda, in realtà, comincia nel 2012, quando le Ferrovie decidono di mettere all’asta il terreno dell’ex casa cantoniera, di loro proprietà tra strada della Bonifica e via Antonelli, con una superficie di 1.350 metri quadrati, al prezzo di 78.000 euro. La prima gara va deserta. Poi, l’immobile viene rimesso di nuovo in vendita. L’offerta va presentata entro il 16 novembre di quell’anno, ma si fa avanti solo un compratore di Giulianova, Davide D’Ettore, che riesce ad acquistare l’area.
Quando viene resa nota la notizia, scoppia la polemica. Antonio Blasioli, allora consigliere Pd, ora presidente del consiglio comunale, critica duramente l’amministrazione, guidata dall’allora sindaco Luigi Albore Mascia, che per la seconda volta si è dimenticata di partecipare all’asta non esercitando così il diritto di prelazione e dando la possibilità al privato di acquistare senza problemi quell’area della pineta. Blasioli avrebbe voluto realizzarci una casa didattica per illustrare la Riserva dannunziana alla cittadinanza e ai turisti. Tuttavia, dal giorno dell’acquisto ad oggi, tutto è rimasto fermo, perché il Comune non ha concesso i permessi per costruire. Ma ora, alla luce della sentenza del Tar, lo scenario cambia. A detta del Tar, D’Ettorre, rappresentato in giudizio dai legali Fabio De Massis e Dario Bini, mentre il Comune era difeso dal dirigente dell’Avvocatura Paola Di Marco, «potrà ottenere i permessi grazie a una norma del Decreto sviluppo, che consente di ricostruire un edificio delle stesse dimensioni di quello demolito anche a distanza di tempo», spiega De Massis. «Al provvedimento amministrativo», scrivono i giudici nella sentenza, «si applica la disciplina vigente al momento della sua adozione, sicchè è con riferimento alla normativa più favorevole introdotta dal decreto legge 69 del 2013, articolo 30, che deve essere esaminata l’istanza di parte ricorrente. Appare del tutto ingiustificata la considerazione del Comune, secondo cui il ricorrente scegliendo la via della demolizione prima dell’entrata in vigore della legge si sarebbe precluso la possibilità della ristrutturazione».(a.ben.)
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