«Sì al diritto all’aborto» Scatta la mobilitazione

PINETO. Una discussione sulla concreta applicabilità della legge 194 che regolamenta, ad oggi, il diritto all'interruzione volontaria di gravidanza e «sui vuoti che la legge ormai porta con sé da...
PINETO. Una discussione sulla concreta applicabilità della legge 194 che regolamenta, ad oggi, il diritto all'interruzione volontaria di gravidanza e «sui vuoti che la legge ormai porta con sé da troppo tempo». I Giovani democratici d'Abruzzo hanno tenuto una iniziativa con la tesoriera nazionale dei Radicali Giulia Crivellini, la coordinatrice della proposta “Libera di Abortire” Vittoria Loffi, e la referente del “collettivo Zona Fucsia” Benedetta La Penna.
«Oggi il diritto all’aborto è minato sotto moltissimi punti di vista», sostengono Annachiara Di Lorenzo, coordinatrice del dipartimento Politiche di genere dei Giovani democratici, e Saverio Gileno, segretario regionale, «viene relegato il genere “femmina” ad una maternità che deve essere necessariamente protetta senza tener conto di una identità di genere più ampia e della libera scelta della persona gestante, vi è una non laicità dell’accesso al diritto riproduttivo, confinato alla sola sfera religiosa/morale della società e poco scientifica, c’è l’impossibilità, di fatto, della persona gestante straniera senza nazionalità italiana di poter accedere a questo diritto e va affrontato il tema dell’aborto clandestino derivante dall’impossibilita nella propria regione di abortire».
Si è discusso, inoltre, del grande tema dell’obiezione di coscienza e ciò che ne deriva all’interno delle strutture preposte alla pratica dell’Ivg e dell’inefficacia dei consultori nell’informare i cittadini sulla salute riproduttiva e di offrire servizi consoni alle persone gestanti di qualunque età per poterle aiutare ad abortire o a gestire nel migliore modo possibile la gravidanza voluta.
«Nella nostra regione la situazione è grave e serve mobilitarsi: il governo regionale ha proposto, varie volte, di creare un “cimitero dei feti” e un “bosco dei bambini mai nati”, intanto vi è una altissima percentuale di obiezione di coscienza che costringe molte donne a viaggiare da una parte all'altra della regione per riuscire a concretizzare la loro libera scelta di effettuare l’interruzione volontaria di gravidanza».

