Sì alla fondazione “Marcinelle dueseidue”

MANOPPELLO. Il consiglio regionale ha approvato, nella seduta di mercoledì, la legge regionale che istituisce la Fondazione “Marcinelle dueseidue” riconoscendo formalmente la tragedia dell’8 agosto...
MANOPPELLO. Il consiglio regionale ha approvato, nella seduta di mercoledì, la legge regionale che istituisce la Fondazione “Marcinelle dueseidue” riconoscendo formalmente la tragedia dell’8 agosto 1956 e impegnandosi a promuovere attività «concrete e ripetute nel tempo» rivolte alle giovani generazioni per «entrare nelle scuole con progetti specifici, trasformare immobili pubblici dismessi in luoghi di interscambio culturale, favorire la cooperazione giovanile, la nascita ostelli della gioventù, il dialogo con gli italiani all’estero e con le ambasciate dei dodici paesi da cui provenivano i minatori bruciati nella miniera del Bois du Cazier, nel distretto minerario di Charleroi, in Valloniae».
Come ha spiegato il sindaco Giorgio De Luca, si tratta di «un riconoscimento importante, segno tangibile della volontà, condivisa dall’intero consiglio regionale dell’Abruzzo, di fare memoria attiva attraverso strumenti idonei e progetti che guardino fuori dai nostri confini regionali e nazionali. La legge approvata dall’assise regionale, nella seduta del 27 dicembre, che istituisce la Fondazione “Marcinelle dueseidue” rappresenta un traguardo senza precedenti. Per la prima volta la più alta istituzione regionale riconosce formalmente che la tragedia dell’8 agosto 1956, catastrofe per antonomasia degli italiani all’estero, appartiene al vissuto della Regione Abruzzo e decide di impegnarsi per promuovere attività concrete e ripetute nel tempo rivolte alle giovani generazioni».
La fondazione “Marcinelle dueseidue” avrà sede a Manoppello, città simbolo della tragedia che ha perso 22 concittadini, minatori in Belgio a mille metri di profondità. Manoppello si pone al centro di un ideale gemellaggio che la lega non solo ai Comuni abruzzesi accomunati dalla tragedia (Alanno, Casoli, Castel del Monte, Castelvecchio Subequo, Elice, Farindola, Isola del Gran Sasso, Lettomanoppello, Ovindoli, Rosciano, Roccascalegna, Sant’Eusanio del Sangro, Turrivalignani), ma anche a tutti i 64 comuni italiani e ai dodici Paesi europei ed extraeuropei da cui provenivano i minatori morti 67 anni fa.

