Tagli a Masterplan e Piano operativo

E’ la soluzione adottata da un emendamento del governo al decreto Genova per anticipare i fondi dei lavori su A24 e A25
PESCARA. Avevano promesso che il decreto che scippa all’Abruzzo i soldi del Masterplan sarebbe stato corretto in Parlamento. Adesso, con la correzione davanti agli occhi, a firma dei relatori di maggioranza, sembra che la soluzione annunciata dai 5 Stelle nell’infuocata assemblea di sindaci e parlamentari lunedì all’Aquila, sia stata quella di spostare la battaglia dalle aule del Parlamento a quelle del Cipe, il comitato interministeriale per la programmazione economica. Secondo l’emendamento al decreto Genova, in discussione in Commissione alla Camera, le risorse per gli interventi di messa in sicurezza delle autostrade abruzzesi arriveranno «prioritariamente» dai fondi del Fondi di sviluppo e coesione (Fsc), programmazione 2014-2020, previsti dalla legge di Stabilità 2014 (147/2013 e non 2016 come erroneamente scritto dai relatori) destinati ad Abruzzo e Lazio. E sarà il Cipe a decidere come rimodularli. I fondi sono la quota parte del Fsc spettante alle due regioni dei 54 miliardi 810 milioni destinati a sostenere «esclusivamente interventi per lo sviluppo, che la norma ripartisce per l’80 per cento nelle aree del Mezzogiorno e il 20 per cento nelle aree del Centro-Nord. Sarà dunque un organo tecnico a decidere cosa e dove tagliare in Abruzzo. Perché i tagli restano.
Il problema è che la norma non distingue tra fondo e fonfo. L’Fsc è un fondo indifferenziato ripartito attraverso i patti territoriali siglati con Regioni e città metropolitane e nei Piani operativi riguardanti materie come ambiente, infrastrutture, industria 4.0, agricoltura. Nello scambio di lettere e atti tra ministero e Regione, l’ente aveva dato la disponibilità ad anticipare le somme del Piano operativo, destinate ad opere non urgenti (quasi 400 milioni di euro), come per esempio il prolungamento dell'asse attrezzato di Pescara. Mentre il ministero pensava alle risorse del Patto, cioè al Masterplan: un programma complesso che ha una dotazione finanziaria di 753 milioni di cui 536 già inseriti nella Banca dati Unitaria del Mef, con concessioni sottoscritte che ammontano al 93% del programma. L’emendamento di fatto li rimette dentro tutti e due e rimette al Cipe la decisione sulla loro rimodulazione. Se il Cipe dovesse toccare i fondi del Patto, i 77 enti attuatori (in gran parte si tratta di Comuni) si troverebbero in grosse difficoltà. Da qui l’ira dei sindaci manifestata anche nel corso dell’assemblea di lunedì. Un’altra questione, rimasta ancora non chiarita, riguarda la copertura finanziaria della norma che anticipa i fondi.
Oggi l’Fsc, il fondo dei fondi (Piani operativi più patti territoriali), è svuotato, perché le risorse sono state già tutte assegnate. Dove prenderà i soldi il ministero? Prenotando competenze future? E come? Probabilmente, è l’opinione dei tecnici della Regione, definanziando provvisoriamente alcuni progetti e utilizzando le economie dei programmi rimasti sulla carta. La battaglia è comunque ancora aperta. Dopo il passaggio in commissione resta ancora la possibilità di modificare il testo in aula.
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