Tagli agli ospedali ricorso di 7 Comuni contro Asl e Regione

18 Dicembre 2016

Dopo le proteste di Penne e Popoli, si accodano altri enti «No alla riforma, siamo penalizzati». Ma Mancini va avanti

PENNE. Sette Comuni contro i tagli agli ospedali di Penne e Popoli. Dopo i ricorsi al Tar delle amministrazioni di Penne e Popoli contro il piano di riordino dei servizi sanitari, si sono accodati anche i Comuni di Elice, Collecorvino, Civitella Casanova, Villa Celiera e Picciano. Tutti al Tar per dire “no” alla riforma regionale che penalizzerebbe i centri dell’interno. Ma la Asl va avanti: il direttore generale Armando Mancini ha affidato all’avvocato Giovanni Mangia l’incarico di opporsi ai ricorsi degli enti. La battaglia legale per gli ospedali è in partenza.

Insieme a Penne, i Comuni dell’area vestina (Picciano, Collecorvino, Elice, Civitella Casanova e Villa Celiera) chiedono l’annullamento del provvedimento di riorganizzazione del San Massimo. Gli enti contestano la riforma decisa da Regione e Asl che prevede la rimodulazione del San Massimo ad ospedale di area disagiata. Un declassamento che comporterebbe una riduzione di posti letto, da 85 a 34: 30 per l’area medica, composta da Geriatria e Medicina; 4 per l’area chirurgica (Chirurgia e Ortopedia), oltre, naturalmente, ai 12 posti letto per i dializzati. L’area chirurgica e le sue attività verrebbero coordinate dall’unità operativa complessa di Anestesiologia dell’ospedale di Pescara. La Cardiologia da 7 posti letto verrebbe azzerata. Mancini ha previsto nel contempo la possibilità che l’ospedale di Penne possa però contare anche su ulteriori 35 posti letto: 15 come ospedale di comunità e 20 per la Rsa. Negli ultimi anni il San Massimo ha visto un continuo impoverimento di prestazioni e servizi. Solo per fare qualche esempio: la Rianimazione è stata depotenziata a Tipo (terapia intensiva post operatoria); il laboratorio analisi, da unità operativa complessa, è stato ridotto a unità semplice. Sembra quasi un controsenso la recente decisione della Regione di investire 12,5 milioni di euro per la ristrutturazione di un ospedale per il quale la Asl andrà in tribunale a sostenere la legittimità del suo depotenziamento.

A Popoli, l’amministrazione Galli ha presentato un doppio ricorso al Tar, sia contro i decreti commissariali 55 e 79 sul Piano sanitario regionale che contro la delibera istitutiva della Asl ancora più restrittiva del decreto della Regione. Con questo atto, infatti, è stato attribuito al presidio popolese la riconversione da struttura per acuti a struttura riabilitativa a valenza regionale in regime di ricovero. L’indirizzo previsto è quello della costituzione di una unità operativa di Riabilitazione intensiva per il trattamento di postumi di patologie cardiologiche, respiratorie e ortopediche post chirurgiche e riabilitazione nutrizionale, e di una unità operativa di alta specialità per gravi cerebrolesioni acquisite connessa al presidio di Pescara. Cancellato il servizio d’urgenza di Medicina e Chirurgia che impone la sua disattivazione, non prima però di aver dismesso i servizi non più coerenti con il piano di riordino. L’azione legale dell’amministrazione è stata affidata all’avvocato Tommaso Marchese ed è stata appoggiata dalle parti sociali e sostenuta da un comitato cittadino spontaneo che ha raccolto le adesioni di medici e personale sanitario dell’ospedale e di migliaia di persone del comprensorio dell’alta Val Pescara e della Valle Peligna.

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