Tagli alla sanità, si va verso la Asl unica

La Cgil: «I piani di rientro non serviranno, l’assessore annuncia l’accorpamento delle Aziende»
PESCARA. «Le rassicurazioni arrivate da direttori e dirigenti non convincono affatto, se di disavanzo strutturale si tratta. A poco serviranno i cospicui tagli alla spesa farmaceutica e ai servizi, che rischiano di incidere sul diritto alla cura e all’accesso di adeguate prestazioni sanitarie dei pazienti più fragili, come gli anziani e gli oncologici. A ragione di questo, l’assessore Verì ha informato che si sta procedendo ad una massiccia riorganizzazione tecnica della rete ospedaliera che sarà propedeutica ad una riorganizzazione più strutturale dove andrà esaminata anche la possibilità di accorpamento delle Asl».
Così dichiarano i sindacalisti della Cgil Abruzzo-Molise Alessandra Tersigni (segretaria), Luca Fusari (segretario generale della Funzione pubblica) e Antonio Iovito (segretario generale dello Spi, il sindacato dei pensionati).
I nuovi piani di rientro delle quattro Asl abruzzesi, anticipati dal Centro, sono stati presentati nel corso di un incontro tra l’assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì, le parti sociali e i direttori generali delle Aziende sanitarie che, nell’illustrare sinteticamente le 243 pagine di una manovra correttiva di tagli e risparmi, «hanno tentato di normalizzare agli interlocutori presenti», afferma la Cgil, «un deficit dichiarato dalle quattro Asl di complessivi 197 milioni che, a seguito dei tagli operati, si stima diventino 128 milioni».
L’assessore Verì ha inoltre affermato che ci sarebbe già la copertura di 91 milioni attraverso le risorse messe a disposizione dalla Gestione sanitaria accentrata (Gsa). Ma il sindacato non ci crede.
«Di tutt’altro tenore è ciò che si coglie leggendo con attenzione i Piani di rientro», afferma la Cgil, «che sanciscono il fallimento della programmazione finanziaria regionale». Sui quattro piani di rientro, in più pagine, si dichiara che una parte significativa dei costi che le aziende devono sostenere annualmente è incomprimibile, soprattutto se si vuole continuare a garantire una sanità di prossimità, e che non è coperta dalla quota di Fondo sanitario regionale assegnata annualmente dalla Regione. «In sintesi» incalzano i sindacalisti, «tutto il processo di riorganizzazione dell’assistenza territoriale, vitale per una sanità allo stremo, e prevista dai fondi del Pnrr, rischia di entrare in crisi ancor prima dell’avvio».
«Un vero punto di vanto da parte dei manager», proseguono Tersigni, Fusari e Iovito, «è stato invece quello di non aver previsto, in nessuna manovra correttiva, il taglio alla spesa del personale. Peccato che la Cgil, pur ritenendo positivo il mantenimento dell’attuale dotazione organica del personale sanitario (medici, infermieri, tecnici e oss) e il rispetto del turn over, ha dovuto ricordare durante l’incontro, che dietro ai tagli all’acquisto di beni e servizi rischia di celarsi una riduzione del personale attualmente in forza negli appalti, oltre che dei servizi dedicati all’utenza».
Ma sono ancora molte le domande rimaste senza risposta durante l’incontro, così come le preoccupazioni espresse sull’abbattimento delle liste di attesa, il recupero della mobilità passiva, «e la fantomatica sanità territoriale che rischia di diventare l’ennesima occasione persa. È evidente», conclude la Cgil, «che serve una svolta e che la cura prospettata dai Piani delle quattro Asl si tradurrà in una risposta effimera ai cittadini costretti a pagare un conto salatissimo in termini di ulteriore riduzione di servizi e assistenza medica». (l.c.)

