Taglio delle spese e idee: così sfidano il caro-bollette

4 Ottobre 2022

Dall’albergatrice, l’artigiana e il ristoratore, alla pensionata e l’universitario

PESCARA. L’artigiana, il ristoratore, l’albergatrice, la pensionata e lo studente fuori sede. Storie comuni, storie di tutti i giorni di chi, anche in Abruzzo, prova ad andare avanti nonostante il caro-bollette. Nessuno di loro si piange addosso. Guardano al futuro e danno idee che possono essere utili a tutti per superare una tempesta perfetta.
MASSIMILIANO PISANI
RISTORATORE
«La mia bolletta della luce è schizzata da 1.500 euro a 5.500 con punte di 7 mila euro. Se la situazione continuerà così sarà un disastro. Saremo costretti a chiudere». C'è rabbia e angoscia nelle parole di Massimiliano Pisani, titolare della storica Birreria del Corso (1947), in viale Regina Elena a Pescara, e presidente di Confartigianato settore commercio.
«Chiudere è semplice, riaprire no. Tantissime aziende a Pescara e in tutta la regione sono in difficoltà per il caro bollette», lancia l'allarme Pisani, «e se chiudono non avranno la forza di riaprire. Tra cassa integrazione e dipendenti senza lavoro, ci sarà un costo sociale altissimo. È un salto indietro di 78 anni. Chiuderemo le vetrine, spegneremo le luci e la movida. Di questo passo Pescara, come tante altre, diventerà una città fantasma».
Lo scenario è drammatico. Ma Pisani, come tutti gli abruzzesi, non s’arrende mai. E affronta la congiuntura negativa sperimentando nuove forme di cottura dei cibi: «Ho riacceso il forno a legna e torneremo alla pasta fatta a mano. Con questi accorgimenti la qualità del nostro prodotto è ancora più elevata». Ma il Natale si avvicina, conclude, «il nuovo governo dovrà rimettere mano ai crediti d’imposta e preparare il paracadute per le imprese che chiuderanno. Altrimenti sarà una catastrofe sociale».
ADA FIORDIGIGLI
ALBERGATRICE
Lei è titolare dello storico Hotel Fiordigigli a Fonte Cerreto, alla base della funivia per Campo Imperatore. «La situazione è drammatica per tutte le imprese, ma in particolar modo per chi come noi lavora in un ambiente freddo come quello di montagna», dice d’acchito Ada Fiordigigli.
«C’è già un effetto diretto del caro bolletta: ogni anno siamo soliti chiudere l’hotel a novembre per riaprirlo l’8 dicembre. Ma questa volta abbiamo anticipato la chiusura di un mese, il 2 di ottobre.
Qui in montagna, infatti, i riscaldamenti si accenderanno fra pochi giorni ma i costi saranno insostenibili per gli aumenti del gas e del pellet. È solo l’inizio, la vera mazzata per noi arriverà a dicembre quando di luce e gas spenderemo 30mila euro contro i 5/7 mila euro degli altri anni. E si parla già di ulteriori aumenti contro i quali siamo impotenti. Sarebbe inutile anche aumentare i prezzi delle nostre camere perché comunque non ci garantirebbe di rientrare nelle spese. A queste condizioni, senza misure di sostegno, a Natale rischiamo di non riaprire il nostro hotel».
ERIKA LIBERATI
ARTIGIANA
Le sue ceramiche artistiche sono famose in Abruzzo. Lei, Erika Liberati, per fare fronte al caro-energia, si è affidata all'innovazione fotovoltaica. «È peggio di quanto è successo con la pandemia e i vari lockdown» dice subito la ceramista di 39 anni che porta avanti l’impresa di famiglia.
Ha radici nel passato e sguardo nel futuro, l’artigiana-artista che per nessuna cosa al mondo rinuncerebbe al suo laboratorio, nato 43 anni a Villamagna, in provincia di Chieti. Ma Erika è anche molto preoccupata per la stangata delle bollette. «Lavoriamo con le ceramiche cotte nei forni, che devono raggiungere mille gradi e mantenere la temperatura per ore. Il costo dell'energia elettrica è fondamentale. Abbiamo investito nel fotovoltaico che ora è vitale perché ci aiuta a contenere le spese. Ma non basta: stiamo cercando di concentrare il più possibile la produzione nelle ore di luce, riorganizzando anche il lavoro dei forni, tentando di evitare le doppie cotture giorno-notte che facevano prima. Stiamo attenti alle minime cose anche nell'uso dei macchinari che ora, per esempio, non vanno più lasciati in stand-by».
LUCIA CIRILLI
PENSIONATA
In pochi mesi la bolletta del gas è quasi raddoppiata: da poco meno di 500 euro a 880. Una cifra elevata che assorbe la metà della pensione. E così Lucia Cirilli, 75 anni, che vive da sola in una villetta bifamiliare a San Demetrio Ne' Vestini, ha deciso di mettere in atto una serie di accorgimenti per risparmiare. Come, del resto, tanti pensionati in paese.
«L'importo dell'ultima bolletta era quasi il doppio rispetto al bimestre precedente», afferma la signora Lucia, «non oso immaginare quello che ci aspetta per il prossimo inverno. Per noi anziani, alle prese con i problemi di salute, spegnere del tutto i riscaldamenti è impossibile. Siamo in montagna e qui la sera il freddo si fa sentire». Ma cosa fa per ridurre i costi delle bollette? «Vivo sola con una pensione media», dice, «ho diminuito l'uso della lavatrice, del phon e della lavastoviglie. Stiro solo quando è necessario e ho ripreso le abitudini familiari di quando ero bambina: scorta di legna in giardino e fuoco acceso per buona parte della giornata. Stiamo tornando indietro di decenni».
ANDREA FIORÀ
UNIVERSITARIO
Lui è di Giulianova ma studia Medicina all’Aquila. «Vivo qui da otto anni come studente e un’impennata dei costi come questa non l’avevo mai vista prima. Me ne sono accorto soprattutto con la spesa alimentare, i prezzi sono cresciuti a dismisura», spiega Andrea Fiorà, studente fuorisede.
«Per l’inverno io e il mio coinquilino siamo preoccupati per il caro bollette e abbiamo deciso di optare per alcuni accorgimenti per risparmiare senza inquinare. Limiteremo le ore del riscaldamenti, accendendolo di prima mattina e cercando di tenerlo spento o a basso regime il più possibile per il resto della giornata. In casa indosseremo una felpa in più e dormiremo con doppia coperta sul letto. E siamo già d’accordo di usare insieme sia i fornelli che la lavatrice, per evitare sprechi». Anche questa è una buona idea.
(servizi a cura di Luca Tomassoni, Cinzia Cordesco, Monica
Pelliccione e Arianna Iannotti)