Tajani: gavettoni e guardie, quanti ricordi da militare

Il vice premier e l’anno trascorso nella base radar di San Giovanni Teatino
SAN GIOVANNI TEATINO . «Qualche gavettone l’abbiamo fatto, sì. E vi ricordate quell’energumeno che veniva dalla Sicilia, lo chiamavamo Zuze’: era in punizione perché l’avevano trovato con un coltello. E quella volta che abbiamo scoperto una recluta che, anziché fare la guardia, stava dormendo mentre da fuori tiravano i sassi?». Sono i ricordi abruzzesi di Antonio Tajani, vice-premier e ministro degli Esteri, sulle tracce dei luoghi della giovinezza tra San Giovanni Teatino, Chieti e Pescara: «Un attimo che mi metto anche il basco dell’Aeronautica, magari a qualcuno non piacerà ma a me non interessa». Negli anni Settanta, Tajani è stato ufficiale di complemento dell’Aeronautica militare italiana e ha ricoperto il ruolo di controllore della difesa aerea alla base radar di San Giovanni Teatino. E proprio a San Giovanni Teatino, ieri, il ministro ha rivisto gli amici militari di un tempo: «Venite a Roma, organizziamo una cena», così ha detto a Vincenzo Rotondo di Roccacasale, ad Adriano Cicalini di Bucchianico, Osvaldo Lupinetti di Montesilvano, Luigi Franco Cameli di Montesilvano e Pasquale Centofanti di Sulmona. E Centofanti ha regalato a Tajani un pacco di confetti Pelino alla mandorla: «E vuol dire che me li merito», ha detto il ministro sfoderando un sorriso. Abbraccio e ricordi anche con Sergio Cappelletti, decano dell’Aeronautica. Una giornata passata tra ricordi e politica e poi una girandola di dichiarazioni sulla guerra e sul ruolo da pacificatore della Cina, un abbraccio alla comunità ucraina e il futuro dei Balcani.
FOTO AMARCORD Sulle vecchie foto riapparse nella piazza di San Giovanni Teatino, all’ombra del Comune, scorrono i momenti goliardici tra vita di caserma e brindisi al ristorante, tutti in posa sull’attenti e poi il rompete le righe tra gli abbracci. «San Giovanni Teatino per me è l’immagine dell’Abruzzo forte e gentile», ha detto Tajani, «erano anni difficili, gli anni delle Brigate rosse: avevo scelto di non essere imboscato in qualche ufficio ministeriale e di fare il militare in una base operativa. Sono stato accolto bene: la popolazione abruzzese è sempre tanto ospitale e l’ho scoperto anche dopo, con l’attività politica. E ricordo che a San Giovanni Teatino c’erano tanti buoni ristoranti». Ad ascoltare il ministro una platea di autorità, a partire dal sindaco Giorgio Di Clemente: «È una grande emozione accogliere il ministro, permettetemi un po’ di emozione». E poi, dopo l’Inno di Mameli interpretato dal tenore Piero Mazzocchetti, ecco i vertici della Regione, il governatore Marco Marsilio e il presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri, il deputato Nazario Pagano, i sindaci: Carlo Masci di Pescara, Diego Ferrara di Chieti, Filippo Paolini di Lanciano, l’ex sindaco di San Salvo, Tiziana Magnacca, oggi presidente del consiglio comunale.
FERROVIA CONTESTATA E il sindaco ha colto l’occasione della sala piena per lanciare un appello al ministro per fermare il progetto del raddoppio della ferrovia Pescara-Roma: «Lei sicuramente nella sua permanenza qui a San Giovanni Teatino, negli anni del militare, avrà avuto modo di passare per il nostro centro cittadino, attraversato dalla ferrovia che collega Pescara con Roma. Il raddoppio della linea ferroviaria, che rientra tra le grandi opere previste dal nostro Stato, così come progettato da Rfi, purtroppo sarà impattante e cambierà per sempre il volto della nostra amata Sambuceto, perché è previsto un vero e proprio muro di Berlino». Di Clemente ha detto che sarà una condanna a morte per la città: «Abbiamo chiesto a un grande professionista di realizzare un progetto alternativo, che prevede l’interramento della linea ferroviaria, lo abbiamo presentato anche al commissario straordinario designato dal governo in più incontri, sostenendo con gli studi la fattibilità di tale progetto. Per tutta risposta Rfi ha comunicato che il progetto resterà quello iniziale, che prevede quindi l’abbattimento di diverse abitazioni (per il raddoppio della linea), costringendo le famiglie a lasciare le proprie case e cercare sistemazione altrove, nonché l’innalzamento di muri alti oltre 6 metri come barriere di protezione lungo la linea ed in primis proprio nel centro della città, che sarà così completamente distrutto e deturpato civilmente e paesaggisticamente, sentenziandone di fatto la fine. La fine di una città che sta crescendo».
«CHIEDERò» Tajani non ha fatto promesse: «Chiederò informazioni a Rfi per capire se il progetto è modificabile. Purtroppo, in questa parte d’Abruzzo i collegamenti sono sempre gli stessi di quando facevo il militare io: tornare a casa era troppo faticoso, ci volevano 5 ore di treno e non c’era nemmeno l’autostrada». Ieri sera, per rientrare a Roma, Tajani non ha avuto bisogno del treno: l’aereo della Repubblica italiana è decollato senza intoppi.

