Tangenti Asl, gli indagati ora confermano le accuse

22 Giugno 2021

Dopo due confessioni fiume, Dolce e Mattucci tornano a parlare davanti al gip Domani l’incidente probatorio chiesto dalla Procura per blindare i racconti

PESCARA. Il giudice Nicola Colantonio ha fissato per domani l’incidente probatorio chiesto dalla procura di Pescara per cristallizzare le dichiarazioni confessorie di Domenico Mattucci e Luigia Dolce, due dei protagonisti dell’inchiesta sull’appalto milionario della Asl. Un appalto che, secondo l’accusa, sarebbe stato truccato e pilotato in favore della coop La Rondine di cui facevano parte i due indagati.
Un passaggio tecnico che potrebbe chiudere il cerchio sulle posizioni di Mattucci e Dolce che avrebbero così la strada spianata per decidere se uscire subito dall’inchiesta con un patteggiamento o meno. Certo, molto dipenderà anche da come i rispettivi legali, Giuliano Milia e Augusto La Morgia, confezioneranno l’eventuale rito alternativo: ci riferiamo alla quantificazione della pena che dipenderà da quella di partenza cui verrà applicata la riduzione di un terzo per la scelta del rito. Ma questo è un passaggio successivo che è stato soltanto ventilato dai legali ai magistrati Anna Benigni e Luca Sciarretta che conducono l’inchiesta. D’altronde, per come sono andate le cose, e cioè con il drammatico suicidio in carcere del terzo arrestato, lo psichiatra e dirigente Asl Sabatino Trotta, dopo la piena confessione resa da Mattucci e Dolce sia davanti al gip in sede di interrogatorio di garanzia, sia in sede di ulteriore interrogatorio molto più approfondito da parte dei magistrati, l’unica strada possibile potrebbe essere soltanto quella del patteggiamento. Ma per arrivare a questo è necessario mettere nel fascicolo processuale le due confessioni che dovranno essere rese di nuovo davanti al gip in sede di incidente probatorio. Certo l’obiettivo dei magistrati è uno solo: cristallizzare le accuse e le autoaccuse che i due indagati hanno fatto, sostenendo il pieno coinvolgimento nella vicenda dell’attuale direttore generale della Asl, Vincenzo Ciamponi, indagato per corruzione. E parliamo prima di tutto della firma del contratto, apposta da Ciamponi nonostante due rappresentanti del Consorzio Sgs cui appartiene la coop La Rondine, si trovassero rinviati a giudizio per turbativa d’asta (cosa che avrebbe dovuta far desistere la Asl dall’affidare la gara a quella coop), e poi naturalmente dei soldi che Mattucci avrebbe versato a Trotta, per il tramite della Dolce, e che avevano come destinatario proprio Ciamponi. Una somma di 8mila euro che doveva servire per acquistare un’auto al figlio del massimo dirigente Asl. Lo ha detto Dolce, lo ha ripetuto Mattucci, fornendo peraltro ai pm anche date e circostanze che sono state controllate: certo manca il passaggio materiale dei soldi da Trotta a Ciamponi, che non può trovare nessun riscontro per la morte di Trotta, ma tutto il resto è stato tracciato dai magistrati. Compreso il messaggio che Ciamponi invia a Trotta (che fino ad allora aveva curato personalmente l’acquisto dell’auto con un suo amico concessionario di Spoltore) dove gli chiede di intestare l’auto a lui stesso e fornisce anche il suo documento di identità. Tutto rimasto nel cellulare sequestrato a suo tempo a Ciamponi. Da lì risulta piuttosto difficile uscire. E lo scrive lo stesso gip nell’ordinanza di ammissione all’incidente probatorio, spedita a Dolce, Mattucci e allo stesso Ciamponi, oltre che alla parte offesa che in questo caso è la Asl, e che rappresenta il punto critico della situazione: Ciamponi, essendo indagato, non può più trattare la pratica in questa fase e dovrà lasciare spazio al dirigente più anziano che eventualmente dovrà decidere se costituirsi. Dicevamo del giudice che scrive così: «Rilevato che l’accertamento proposto appare rilevante per il giudizio di merito, atteso che l’assunto accusatorio si fonda sulle dichiarazioni dei soggetti indicati: Mattucci e Dolce, sia nel corso dell’interrogatorio di garanzia, che nell’ambito degli interrogatori resi davanti ai pm, rendevano dichiarazioni confessorie ed eteroaccusatorie». Naturalmente anche contro Ciamponi, tutt’ora in carica come direttore generale della Asl di Pescara.
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