Tante adesioni dal mondo della cultura

Parere positivo di Di Luzio e Di Biase. Più cauto l’architetto Palladini: «Serve uno studio urbanistico»
PESCARA. La possibile ricostruzione della Porta del mare di Franco Summa, in piazza Primo Maggio, ha immediatamente aperto il dibattito in città, attirando tantissime adesioni di personaggi di primo piano del mondo della cultura che si sono detti entusiasti sia dell’iniziativa e sia della valorizzazione di un artista che, negli ultimi tempi, sta vivendo una stagione di completa rivalutazione e di riscoperta.
«Mi piace tantissimo l’idea», commenta Augusto Di Luzio, presidente della fondazione Paparella Treccia, «è allegra, coreografica e dà colore, per cui sono favorevolissimo al ritorno. Dobbiamo valorizzare i pochi grandi artisti che abbiamo dalle nostre parti. Ma bisogna studiare bene la prospettiva e la location giusta, anche con il consiglio del maestro, in modo che l’opera si possa sistemare in una posizione strategica, in grado di essere ammirata anche da lontano». «Sono sempre favorevole», gli fa eco lo storico Licio Di Biase, responsabile dell’Aurum, «alla presenza di elementi monumentali che segnano l’identità di una città che ha disperso i suoi elementi visivi di pregio. Opere come la Nave di Cascella o il monumento ai caduti in piazza Garibaldi rientrano in un’altra casistica. Per cui sono d’accordissimo con il ripristino della Porta del mare».
Massimo Palladini, architetto, progettista e vicepresidente dell’associazione Italia Nostra, pur esprimendo grande apprezzamento per l’arte di Franco Summa, tuttavia rilancia proponendo una differente collocazione della Porta del mare «in uno dei tanti nodi irrisolti della città, come l’ingresso nord o sud o lungo la via Tiburtina», dice. «Sono un grande estimatore dell’opera del maestro Summa», spiega Palladini, «do un giudizio estremamente positivo su questo oggetto d’arte e ritengo che sia un’iniziativa fortunata quella di sollecitarne la ricostruzione, perché fa parte memoria della città. Tuttavia credo che sarebbe opportuno promuovere uno studio urbanistico per quello spazio in pieno centro che si affaccia sul mare, dalla chiesa al museo Colonna, comprendente un parcheggio e un’aiuola impropri e i giardinetti in condizioni di degrado. Ci vorrebbe una progettazione unitaria, all’altezza del suo ruolo urbano, su questo esplanade che abbraccia anche la riviera, su modello di città come Lisbona o Corfù. Insomma, c’è bisogno di una riflessione di ampio respiro, che non credo si possa risolvere con un solo gesto artistico». «L’opera di Summa», rimarca Palladini, «potrebbe avere un impatto positivo in un’altra parte della città e potrebbe trovare una giusta collocazione in uno dei tanti nodi irrisolti della città, come l’ingresso lato Tiburtina oppure verso nord o verso sud».(y.g.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.

