«Tante chiamate per i flaconi di iodio»

I farmacisti: «Telefonano soprattutto persone giovani, spaventate dal rischio nucleare»
PESCARA. C’è chi si prepara a eventuali attacchi radioattivi e allarmi nucleari e nelle farmacie: c’è richiesta, ma non la vendita, di pillole o flaconi di iodio.
Nella città di mare e tanto iodio puro, sono prevalentemente i giovani a richiedere il farmaco, telefonicamente. La risposta del farmacista è lapidaria: «Questo medicinale può essere somministrato dietro prescrizione e controllo medico, non esiste il fai-da-te».
Oltre allo iodio, i medicinali più gettonati, ma in questo caso più venduti del momento sono antidolorifici, antinfiammatori, materiali per infusioni, prodotti per le medicazioni, cerotti, garze, siringhe. Le scorte di questi prodotti finiscono, oltre che nei cassetti di casa, anche nei pacchi destinati a chi rimane nelle trincee ucraine, assicura chi riceve la clientela da dietro i banconi. «Ci sono state diverse richieste di iodio, giunte telefonicamente, soprattutto da persone con una voce giovane», rivela la dottoressa Sara La Torre della farmacia Caldarelli in viale Muzii, «evidentemente la gente è spaventata da eventuali attacchi radioattivi. Noi rispondiamo che tali medicinali devono essere somministrati da personale medico, non è consentito il fai-da te». La farmacista invita «a non andare in panico, non registriamo allarmi nucleari e chi vuole respirare iodio si faccia una passeggiata al mare». Chiarisce, inoltre, che «non ci sono aumenti di prezzo dei medicinali e, tra quelli da banco più richiesti, anche per sostenere le raccolte pro Ucraina, ci sono prodotti per la disinfezione delle ferite, antidolorifici e materiale per le infusioni di flebo».
Al contrario, nessuna domanda di iodio alla parafarmacia Farmasì di viale Bovio. «Nessuna richiesta di questo tipo, anche se l’ansia è palpabile in questo periodo di post pandemia aggravato dai venti di guerra», afferma la dottoressa Sabrina Todaro che mostra i farmaci più apprezzati, «ma la clientela ci chiede aspirina, tachipirina, termometri, garze, siringhe, acqua ossigenata. I clienti entrano e ci dicono che questi prodotti farmaceutici finiscono direttamente nei pacchi solidali indirizzati alla popolazione ucraina attraverso le raccolte delle parrocchie. Altri comprano per tenere in casa le scorte di medicinali da banco, che servono a ogni evenienza, e dei quali si è fatto incetta durante il lockdown».
Rossella, Giuliana, Maria Pia e Donatella Macrini sono quatto sorelle, residenti a Pescara, Montesilvano, Cappelle e Torre de' Passeri, che ieri mattina facevano la fila davanti alla farmacia Perbellini, sulla Nazionale Adriatica. Una sola di esse entra per comprare farmaci. «Ma sono medicinali necessari alle cure», assicurano le altre che restano fuori dall'esercizio pubblico per evitare assembramenti all’interno, «non facciamo scorte neppure di alimentari, stiamo rivivendo la stessa isteria esagerata del lockdown», annotano. (c.co.)

