Tante imprese appese a un filo:nel 2020 crollo delle assunzioni

Grido di allarme della Confederazione dell’artigianato sull’elevato rischio di cessazioni di attività Il presidente Salce: «Molti non hanno ancora chiuso solo per non perdere i benefìci dopo gli stop»
PESCARA. «Se nei prossimi mesi non si troverà una strada, molte imprese chiuderanno. Perché non ce fa faranno più» a resistere alla crisi provocata dalla pandemia che ha provocato uno stop mai vissuto prima. Il grido di allarme arriva dalla Cna, il cui direttore provinciale, Carmine Salce, indica i punti nodali da affrontare e risolvere nella gestione di questa delicatissima fase ben sapendo che la vita di molte imprese, e molti lavoratori, è appesa un filo. Ed è un filo sottilissimo, che rischia di spezzarsi da un momento all'altro. Salce legge chiaramente questo pericolo nel numero delle cessazioni effettive avvenute nel terzo trimestre del 2020 tra Pescara e Montesilvano, i due comuni della provincia dove si concentra il maggior numero di imprese (ce ne sono in tutto 22.131, in questi centri).
LE CESSAZIONI DI IMPRESA Le cessazioni, fa presente Salce, «sono state 165, di gran lunga meno rispetto al terzo trimestre del 2019, quando furono 249». Considerato che il 2020 è stato l'anno in assoluto più nero, questo numero «ha del paradossale», o almeno così sembra. Ma in realtà nasconde una verità che mette i brividi. «Pur essendoci le condizioni per la cessazione, le imprese aspettano a farlo perché perderebbero la possibilità di ottenere i ristori, diretti e indiretti, di cui beneficiano dopo essere state ferme. Insomma, questo dato è come la cenere che nasconde il fuoco».
Per cui si può ipotizzare che le cessazioni siano solo state ritardate (tra l'altro, si attende ancora di conoscere il dato finale del 2020). C'è anche un altro indicatore che racconta bene un anno orribile per le imprese, vittime di una specie di "falcidia" (fatta eccezione per pochi, nel «settore alimentare e in quello tecnologico e nell'ecommerce, che ha spiccato il volo»).
I TIROCINI Nel 2020, fa notare sempre Salce prendendo spunto da un dato dell'Agenzia per il lavoro (Apl) di Cna, «c'è stato un crollo delle assunzioni, ma sono stati attivati 208 tirocini extracurriculari (che vengono pagati in gran parte con provvidenze pubbliche), a fronte dei 124 dell'anno precedente. In una situazione di grande difficoltà, contrassegnata dal blocco dei licenziamenti e dall'attivazione della cassa integrazione (erogata con ritardo), nessuno si è sognato di aumentare i livelli occupazionali, laddove sarebbe stato possibile», e si è fatto ricorso, invece, a «rapporti di natura precaria» con il numero dei tirocini che «è schizzato in alto» dando comunque un minimo di respiro a chi cercava lavoro.
I RISTORI Esaminando le conseguenze della pandemia sulle imprese di Pescara e provincia ci sono alcuni fattori che saltano immediatamente all'occhio, per Salce. La prima riguarda i ristori. «A livello nazionale», fa notare, «sono stati inseriti tra i beneficiari solo alcuni codici Ateco, a novembre. Sono stati esclusi, ad esempio, i parrucchieri, perché queste attività potevano rimanere aperte. Ma non essendoci la possibilità per i clienti di cambiare comune per raggiungerli, è stata registrata una riduzione di attività. Quindi, pur potendo dimostrare un calo di fatturato, non otterranno i ristori. Escluse anche le lavanderie (dal Ristoro bis), ma gli introiti sono crollati visto che è venuta meno l'attività legata alla ristorazione. Nel settore del food, invece, i ristoratori hanno ricevuto le somme sperate mentre le attività artigianali come le pizzerie sono state escluse. E probabilmente proprio l'aspettativa di beneficiare di questi aiuti ha frenato le cessazioni». Nessun sostegno, poi, alle «attività di servizio: si pensi a idraulici ed elettricisti che avevano la possibilità di lavorare, ma hanno subito un tracollo».
CURA ABRUZZO Sempre sul fronte degli aiuti, a livello locale le somme per le imprese previste nel Cura Abruzzo 1, 2 e 3 sono pari a 50 milioni di euro (su 186 milioni) ma «la gran parte di queste somme non è stata erogata, c'è ancora l'istruttoria in corso».
L'ideale sarebbe seguire l'esempio della Lombardia, dicono dalla Cna, dove «è stato fissato un lasso temporale di 30 giorni tra la domanda e l'erogazione», mentre qui in Abruzzo buona parte di chi ha presentato le domande (entro il 12 agosto 2020) è ancora in attesa («su 17mila hanno ricevuto i fondi in 4.000»).
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