Tar, crisi e parcelle legali fanno scendere i ricorsi

5 Marzo 2016

L’inaugurazione dell’anno giudiziario, il presidente: ora si rinuncia ai contenziosi Ma le imprese vanno a caccia di errori negli appalti di sanità e lavori pubblici

PESCARA. Il Tar di Pescara resta quasi l’ultima spiaggia per le imprese in concorrenza per accaparrarsi gli appalti pubblici, soprattutto quelli della sanità. Ma la crisi che si fa sentire sulle ditte private e sulle amministrazioni pubbliche dà un taglio anche ai ricorsi presentati: se nel 2013 sono stati 523, nel 2014 sono scesi a 417 e nel 2015 a 385. Una diminuzione che fotografa un momento storico. È questo il dato emerso ieri all’apertura dell’anno giudiziario del Tar. Davanti agli unici tre magistrati in servizio, il presidente Michele Eliantonio e i consiglieri Alberto Tramaglini e Massimiliano Balloriani, si sono radunato i politici, a partire dal sottosegretario Ncd alla Giustizia Federica Chiavaroli e da tre parlamentari, il senatore di Forza Italia Antonio Razzi e i deputati M5S Andrea Colletti e Gianni Melilla di Sel: insomma, per l’apertura dell’anno giudiziario sono arrivati più politici che magistrati in organico. Poi, gli amministratori di Comune, Provincia e Regione, il prefetto Francesco Provolo, il rettore dell’università d’Annunzio Carmine Di Ilio, il vescovo Tommaso Valentinetti e gli avvocati, a partire dagli amministrativisti più noti come Tommaso Marchese e Vincenzo Di Baldassarre.

Ma perché i ricorsi scendono? «A una così sensibile flessione riscontrata negli ultimi due anni», spiega Eliantonio, «hanno sicuramente concorso, per un verso, la crisi economica generale, dato che al rallentamento delle dinamiche economiche e sociali consegue necessariamente la contrazione anche del loro risvolto contenzioso, e, per altro verso, la riduzione delle risorse disponibili da parte degli enti locali per l’esecuzione di opere pubbliche e per l’assunzione di nuovo personale». Un altro freno è legato al costo dei ricorsi: «L’inasprimento del costo di accesso alla giustizia amministrativa, che può arrivare fino a 6 mila euro, ha indubbiamente rappresentato un forte disincentivo».

Ma l’attività del Tar resta tanta e complicata: nel 2015 sono stati 50 i ricorsi sugli appalti pubblici, 72 per edilizia e urbanistica, 36 per il pubblico impiego. Un’attività che, secondo la relazione del presidente, diventa sempre più una «caccia all’errore». Questo è accaduto soprattutto nelle gare d’appalto della Asl: «Le impugnative sono state proposte per censurare vizi (a volte meramente formali) delle offerte presentate dai concorrenti che, in ipotesi, avrebbero dovuto determinare la loro esclusione dalla gara. Si tratta di un contenzioso che la nuova formulazione dell’articolo 46 del codice dei contratti pubblici non è ancora riuscito a eliminare».

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