Tar: no al supermercato in via Bologna

11 Aprile 2019

Accolto il ricorso di Conad e Todis per bloccare la realizzazione del nuovo punto vendita al posto del parcheggio

PESCARA. No alla realizzazione di un nuovo supermercato in via Bologna. Il Tribunale amministrativo regionale (sezione staccata di Pescara) ha accolto il ricorso presentato dalle società a capo di due supermercati a marchio Conad e Todis che si trovano a pochi metri di distanza dal parcheggio di via Bologna, di proprietà della International Real Estate, dove era stata progettata la realizzazione e apertura di un nuovo punto vendita.
Le due società hanno chiesto al Tar l’annullamento della deliberazione del Consiglio comunale (del 23 maggio 2018) con cui era stato autorizzato il cambio di destinazione d’uso in deroga, da parcheggio a supermercato (di media superficie di vendita) per il piano terra dell’immobile che si trova tra via Bologna e via Gobetti, e del provvedimento autorizzativo unico.
Per il Comune l’operazione sarebbe stata possibile perché esisterebbe un «interesse pubblico» alla realizzazione dell’intervento e alla modifica della destinazione d’uso. Ma per i giudici del Tar non «sussiste affatto adeguata motivazione in ordine all’interesse pubblico» per la nascita di un supermercato in deroga alle previsioni del Prg, come si legge nella sentenza del presidente della prima sezione Renata Emma Ianigro, e dei magistrati Massimiliano Balloriani e Mario Gabriele Perpetuini.
Il Comune sosteneva che «la previsione di una destinazione d’uso di tipo commerciale è compatibile con l’assetto urbano» di quella zona, «centrale e densamente popolata». Ma questo non evidenzia, per il Tar, «un interesse pubblico alla modifica» e si tratterebbe piuttosto di «presunte ragioni non ostative. Lo stesso vale per l’assenza di elementi in contrasto con altri indirizzi di governo del territorio».
Per motivare l’interesse pubblico il Comune aveva fatto riferimento allo «scarso successo commerciale ed immobiliare del parcheggio» che rischiava di diventare «un vero e proprio detrattore ambientale». Questo rischio, sempre per il Comune, «sarebbe evitato dal cambio di destinazione e dalla realizzazione di una struttura commerciale». Ma per il Tar questo ragionamento «giustifica solo apparentemente la necessità di una modifica dello strumento urbanistico». E cioè: «se così fosse basterebbe lasciare un immobile in disuso o abbandonato o incorrere in un fallimento della propria iniziativa commerciale per chiedere, solo per tale ragione, il cambio di destinazione d’uso in deroga alle previsioni di Prg».
Il Comune, poi, non ha spiegato perché sarebbe interesse pubblico prevalente sulle previsioni di Prg realizzare in quella zona «proprio un supermercato». Quanto al contributo straordinario (per 290mila euro) che il Comune avrebbe incamerato, la possibilità di applicarlo «non è sufficiente a giustificare la decisione di consentire qualsiasi intervento in variante». Altrimenti «il Consiglio comunale sarebbe vincolato ad accogliere ogni istanza di intervento privato in deroga proprio perché ne consegue un aumento di valore e un vantaggio economico».