Tari, i negozianti bocciano gli aumenti

19 Gennaio 2019

Le associazioni di commercianti e artigiani criticano la manovra approvata in consiglio: un’altra stangata per la categoria 

PESCARA. Scoppia la protesta contro i mini aumenti della tassa sui rifiuti approvati giovedì scorso in consiglio. Ad appena 24 ore dal varo delle nuove tariffe da applicare quest’anno per il calcolo della Tari, le principali associazioni dei commercianti e degli artigiani sono intervenute per bocciare senza mezzi termini la decisione dell’amministrazione comunale di far pagare di più alle imprese il servizio di raccolta dei rifiuti.
Gli aumenti, seppur minimi, non risparmiano nessuna categoria dei contribuenti, a partire dalle famiglie fino alle cosiddette utenze non domestiche, cioè negozi, bar, ristoranti, alberghi, imprese, società, studi professionali, discoteche e stabilimenti balneari. Ma Confcommercio, Confesercenti, Cna e Confartigianato ieri hanno puntato il dito sugli incrementi delle tariffe a carico delle piccole imprese.
«Siamo delusi dagli aumenti approvati dall’amministrazione comunale sulla Tari», hanno scritto le quattro associazioni in una nota, «andranno ulteriormente ad aumentare il peso fiscale sulle piccole imprese che rappresentiamo». «Ricordiamo, infatti», prosegue il documento, «che le tariffe comunali in materia di Tari che gravano sulle attività economiche della città sono già oggi fra le più alte a livello nazionale e penalizzano le piccole imprese del commercio, del turismo e dell’artigianato, in un momento già di grande crisi a causa della perdurante riduzione dei consumi».
«Ci saremmo aspettati invece», hanno fatto presente le quattro associazioni, «alla luce delle economie di scala derivanti dalla fusione della società Attiva con Ambiente e Linda in un unico soggetto e in considerazione del grave momento di crisi economica, una riduzione delle tariffe». «Inoltre», sottolineato Confcommercio, Confesercenti, Cna e Confartigianato, «abbiamo sempre collaborato con l’amministrazione comunale e con Attiva per favorire, attraverso lo sforzo delle imprese rappresentate, incrementi nella percentuale della raccolta differenziata».
Le quattro associazioni, poi, sono entrate nel dettaglio degli aumenti. «Invece», hanno osservato, «malgrado negli ultimi anni la percentuale di raccolta differenziata sia passata dal 30 al 50 per cento circa, non abbiamo assistito ad alcuna riduzione della Tari e, anzi, ci ritroviamo di fronte ad ulteriori aumenti di tariffe che, già nel 2018, erano a livelli altissimi. Basti pensare che per ristoranti e pizzerie sfiorano i 20 euro a metro quadrato e per bar, ortofrutta e pescherie, superano i 15 euro a metro quadrato».
Confcommercio, Confesercenti, Cna e Confartigianato hanno concluso ricordando le misure richieste da anni al Comune per ridurre il peso della Tari. Eccole: «Ridefinizione delle superfici tassabili per le attività non domestiche, escludendo o tassando al minimo le aree non produttive di rifiuti, come bagni, spogliatoi, cantine, magazzini; detassazione delle superfici per le attività che producono rifiuti speciali o pericolosi, come ristoranti, friggitorie, gastronomie e macellerie, in quanto li devono già conferire a ditte specializzate; applicazione dei coefficienti minimi alle categorie più penalizzate dalla Tari, applicando quelli più elevati a carico di categorie che hanno avuto tariffe ridotte in passato, come banche e ipermercati».
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