Telefonate private dalla Asl dirigente scagionato

PESCARA. La lettera anonima arrivata il 14 novembre 2013 all’allora direttore generale della Asl Claudio D’Amario, oggi subcommissario alla Sanità in Campania, lanciava sospetti: alla Asl c’è un...
PESCARA. La lettera anonima arrivata il 14 novembre 2013 all’allora direttore generale della Asl Claudio D’Amario, oggi subcommissario alla Sanità in Campania, lanciava sospetti: alla Asl c’è un dipendente «parassita» che «entra ed esce dall’ufficio quando gli pare e lavora poco o niente passando la mattinata a fare telefonate private con il telefono della Asl». Dopo aver passato al setaccio 4 anni di tabulati, con un’inchiesta aperta per peculato, il caso è arrivato davanti a un giudice che ha disposto il non luogo a procedere «perché il fatto non sussiste». Una sentenza che il sindacato Fials accoglie con soddisfazione e rabbia per i soldi pubblici spesi: «D’Amario, in una causa promossa contro un dirigente del nostro sindacato, ha “perso”. È la settima volta, in poco più di due anni, che perde contro la Fials. Ma a pagare (spese legali e danno di immagine) sono e saranno i cittadini».
Il giudice ha archiviato perché sono emerse solo poche telefonate che potevano essere extralavorative. Ora, la Fials si rivolge al nuovo direttore generale Armando Mancini: «Istituisca una commissione d’inchiesta su quanto accaduto nei nostri confronti. La commissione avrà anche il compito di valutare il danno di immagine ed economico che la Asl ha ricevuto. Individui le persone che hanno collaborato in prima persona, firmando relazioni e richieste di provvedimenti. Caso strano, in queste denunce e in molti processi promossi dalla gestione D’Amario, i testimoni indicati dalla Asl erano sempre gli stessi». La Fials vuole sapere quanto è stato speso per le cause: «Mancini trasmetta alla Corte dei Conti quanto sperperato per avviare e seguire tutti questi processi che, come anche ha riconosciuto un tribunale, erano atteggiamenti antisindacali». (p.l.)

