Telefonini, le risposte in due mesi Iniziata la perizia: caccia al killer

L’esperto incaricato dalla Procura ha 60 giorni per ultimare l’analisi sui cellulari di Albi e Cavallito Ma la speranza degli investigatori è di riuscire a parlare prima con il sopravvissuto, ancora sedato
PESCARA. Investigatori al lavoro anche a ferragosto per capire chi ha ucciso a colpi di pistola, e perché, il primo agosto nel bar del Parco, l’architetto 66enne Walter Albi, ferendo gravemente l’ex calciatore di 49 anni Luca Cavallito che da sabato è ricoverato al Gemelli di Roma per complicanze epatiche.
Risposte fondamentali si attendono dalla consulenza disposta dalla Procura, e già iniziata, sui due telefonini trovati sul luogo del delitto, l’uno accanto al corpo di Albi, l’altro nello zaino di Cavallito. Telefonini fondamentali per capire chi stavano aspettando i due, seduti al tavolino con 12 pizzette sul tavolo quando il killer è piombato a sparare per poi fuggire con uno dei cellulari di Cavallito. E dunque proprio dai due cellulari recuperati dagli investigatori potrebbero emergere riferimenti importanti per quanto riguarda gli ultimi contatti di Cavallito e la sua sfera di relazioni. Ma per l’esito, ci vorranno 60 giorni. Questo è il tempo a disposizione del consulente per ultimare gli accertamenti tecnici, anche se qualche risposta potrebbe arrivare anche prima dagli altri canali investigativi. Lo stesso consulente è chiamato ad analizzare quanto contenuto nei tablet e nei computer sequestrati nelle abitazioni dei due: solo a Cavallito, sono riconducibili 15 dispositivi.
Intanto, la speranza degli investigatori è quella di riuscire ad avere dettagli importanti anche prima di questi due mesi. Fondamentale è ritenuta la testimonianza di Cavallito, ancora sedato anche per via dei sei interventi chirurgici a cui è stato sottoposto per i colpi ricevuti a torace, addome e volto. Purtroppo, negli ultimi giorni c’è stato un peggioramento del quadro epatobiliare che ha indotto i medici dell’ospedale di Pescara a trasferirlo nel centro specialistico di riferimento del Gemelli.
Nel frattempo, gli investigatori continuano a esaminare gli impianti di videosorveglianza presenti in città, gli appartamenti e gli alberghi in cui il killer, in fuga da 15 giorni, può essersi rifugiato. L’ipotesi è che sia arrivato da fuori regione, Puglia o Calabria: da subito l’agguato è apparso come una esecuzione di stampo mafioso. Ma non si esclude che dietro ci sia la mano della criminalità locale.
La pista privilegiata resta quella dei soldi. Il modo in cui è maturato il delitto lascia pensare che dietro questa storia ci siano questioni economiche. E quindi, si sta indagando sulle società di cui Albi era amministratore, qualcuna anche all’estero, così come un suo presunto debito da 90mila euro. Debito che, per il suo legale, non c’era e non c’è. E altrettanto si scava nella vita e negli affari di Cavallito.

