Tempera sotto choc si rifugia nella preghiera

2 Aprile 2023

Frazione smarrita e in silenzio, oggi si riunisce in chiesa. Il parroco: «Siamo tutti toccati dal profondo» 

L’AQUILA. All’esterno della villa in via Ignazio Nicolò Vicentini a Tempera sono rimaste accese due lampade. Una illumina l’ingresso, l’altra un balcone sulla parte posteriore. Per il resto solo silenzio. Sono le 16 di sabato e le uniche tracce della tragedia – che in quest’angolo di mondo circondato dal verde e da alberi in fiore si è consumata nella notte fra mercoledì e giovedì – sono due fogli su cui è scritto che l’edificio è sotto sequestro da parte della Procura e alcuni mazzi di fiori che mani pietose hanno legato al cancello. Tempera è ancora un paese sotto choc. Nessuno ha voglia di parlare e commentare. La domanda che tutti si fanno è sempre la stessa: perché un professionista stimato e apprezzato come il professor Carlo Vicentini ha deciso di sterminare a colpi di pistola tutta la sua famiglia, la moglie Carla Pasqua e i due figli Massimo e Alessandra? Di quella che all’esterno sembrava una famiglia felice – nonostante i problemi legati alla disabilità di Massimo – resta adesso solo il cane pastore. Venerdì si aggirava sul terrazzo e ogni tanto si fermava a guardare un po’ attonito la gente accorsa davanti a quella villa dove di solito non sostava nessuno. Il cane ora è nella casa accanto e ieri pomeriggio continuava a correre e saltare. Forse spera ancora di poter rivedere i suoi “padroni”.
LA PREGHIERA
Oggi a Tempera durante la messa della domenica delle Palme i fedeli si raccoglieranno in preghiera. Il parroco don Giovanni Gatto, nonostante le sue non buone condizioni di salute, sarà presente in chiesa e concelebrerà con un altro sacerdote.
IL PARROCO
«Farò il possibile per esserci», dice il parroco, che conosceva bene la famiglia Vicentini, «è una tragedia che ci tocca dal profondo del cuore». Ieri don Giovanni ha sentito al telefono qualche suo parrocchiano: «C’è chi non si spiega il gesto e chi lo condanna anche duramente. Io ho invitato tutti a non giudicare e non puntare il dito accusatore. Solo Dio sa cosa è passato in quei momenti nella mente del dottor Carlo, a noi non ci resta che pregare». Il sacerdote aveva parlato di recente con il professore e ora dice che «a pensarci bene, dopo quello che è successo, lo avevo visto insofferente, un po’ diverso dal solito. Certo l’aggravarsi della malattia di Massimo forse lo aveva provato ma nessuno di noi poteva immaginare nemmeno lontanamente quanto accaduto». È probabile che l’inquietudine di Carlo Vicentini non sia cosa recente. «Ricordo», dice don Giovanni, «che prima del terremoto, ma anche dopo, a fine messa spesso veniva in sacrestia, si fermava un po’ a parlare con me e poi mi chiedeva di pregare per lui. E non era una frase buttata lì, come fosse un banale modo di dire. Lui mi guardava negli occhi e vedevo che quella era una richiesta che gli saliva da una sorta di tormento interiore. Certo, per il nostro paese è una vicenda sconvolgente».
IL RICORDO
Sui social c’è anche la testimonianza di Chiara Petrocco di San Gregorio che nel post-sisma si è occupata di una associazione di volontariato: «Carlo era un grande professionista. Un uomo buono e mite. Ha prestato attività di volontariato presso la nostra associazione con grande umiltà e generosità. Oggi per lui non ci restano che il silenzio e le preghiere».
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